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Emma Bonino, la donna del verbo scegliere: addio a chi non chiedeva di essere amata

Emma Bonino se ne va lasciando più domande che risposte. Non il monumento di una leader radicale, ma l’idea ostinata che la libertà non sia qualcosa che ci spetta: è qualcosa che, ogni giorno, bisogna scegliere, difendere e meritare. Un politico esempio di severità laica, di allergia al vittimismo, concentrata sul rapporto tra diritti e responsabilità.

Emma Bonino, la donna del verbo scegliere: addio a chi non chiedeva di essere amata

Dalle battaglie sull’aborto all’Europa, dal tumore alla difesa del fine vita: raccontarla attraverso le cariche sarebbe troppo facile. Bonino ha passato mezzo secolo a ricordarci una cosa assai meno comoda: essere liberi significa anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Emma Bonino è morta a 78 anni, dopo il ricovero al Santo Spirito di Roma per il grave peggioramento delle sue condizioni respiratorie. E il rischio, adesso, è farle proprio il torto che avrebbe sopportato meno: trasformarla in un santino. Perché Bonino non è stata una politica da commemorazione, ma da contraddittorio. Una di quelle figure che chiedono di essere discusse, persino contestate, purché mai ignorate.

La libertà non come premio, ma come fatica

Se c’è una parola che attraversa tutta la sua storia non è “diritti”. È scegliere. Scegliere sul proprio corpo, sulla maternità, sul fine vita, sul proprio Paese, sull’Europa. Ma senza la versione comoda della libertà. «La libertà non è sinonimo di felicità, ma spesso di scelte difficili», disse parlando del testamento biologico. Ed è forse questa la Bonino meno raccontata: non la sacerdotessa dei diritti, ma la donna convinta che ogni libertà portasse con sé anche un dovere.

Nata a Bra nel 1948, radicale dal 1975, attraversò mezzo secolo di politica passando dalle autodenunce per l’aborto clandestino alla Camera, dal Parlamento europeo alla Commissione Ue, fino alla Farnesina. Ma elencarne le cariche serve poco. Marco Pannella era l’urlo; lei, spesso, era la disciplina dell’urlo. Meno teatrale, forse. Altrettanto ostinata.

La nota di +EUROPA

Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai.

Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero.

Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita.
E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna.

Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera.

La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo.

Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per:

per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di
ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine.
E per l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa.

È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti.

Non ci sono parole per descrivere il dolore e il vuoto che proviamo oggi.
Da domani proveremo a trovare le parole giuste per trasformare la gratitudine che proviamo per aver potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato.

Grazie Emma, dal profondo del cuore.

Quella fastidiosa allergia agli alibi

Bonino non chiedeva di essere amata. Chiedeva di reagire. Ai giovani ricordava che il minimo fosse «assumersi qualche responsabilità». Valeva per loro, ma soprattutto per lei. Nemmeno il tumore al polmone annunciato nel 2015 diventò un lasciapassare per la retorica del dolore. Curarsi, continuare, tornare al lavoro. Come se anche la malattia fosse una pratica da sbrigare prima della battaglia successiva.

È stata europeista quando l’Europa faceva perdere voti, garantista quando conveniva essere forcaioli, laica quando la laicità costava. E lascia un’eredità poco consolatoria: i diritti non sono una pensione acquisita. Se smetti di difenderli, arretrano. Per questo l’addio a Emma Bonino non chiude soltanto una stagione politica. Lascia soprattutto una domanda, molto più scomoda di qualsiasi epitaffio: quanta libertà siamo davvero disposti a meritare?