Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Come anticipato da Affaritaliani.it, l’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si terrà sabato a Roma, probabilmente in una sede “neutra”. Il faccia a faccia che ha fatto arrabbiare non poco la minoranza interna del Pd servirà per sancire un accordo tra i due leader che di fatto c’è già: la nuova legge elettorale ricalcherà il modello spagnolo, ovvero un maggioritario di fatto che premia i principali partiti o coalizioni e che assegna un premio di maggioranza implicito. Niente doppio turno, dunque. Addio al proporzionale e al Mattarellum. Il segretario del Pd mette sul tavolo anche le riforme costituzionali e in particolare la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni. Il Cavaliere abbozza e ci sta, anche perché così porta a casa la legge elettorale che preferisce e poi si vedrà. Se dovesse cadere il governo, elezioni a maggio. Altrimenti avanti con il cambiamento della Costituzione.
Il leader di Forza Italia perciò, almeno per il momento, mette da parte la richiesta di abbinare il voto europeo a quello politico. Ma spera che sia Renzi a far cadere Letta. E quindi si prepara comunque al ritorno alle urne. Da parte sua il sindaco di Firenze porta a casa un modello elettorale che non prevede le preferenze ma liste corte e bloccate. Potrà quindi mandare chi vuole in Parlamento eliminando, di fatto, la minoranza interna. Ora bisognerà capire come la prenderanno gli altri partiti della maggioranza. Certamente il Nuovo Centrodestra e Scelta Civica non saranno felici del patto Renzi-Berlusconi, che penalizza le forze politiche minori. Alfano avrebbe preferito il ‘sindaco d’Italia’. Ma niente da fare. L’altro nodo sarà il Parlamento. Al Senato il voto sulla legge elettorale è palese, quindi nessun problema, ma a Montecitorio è segreto. Nel Pd molti potrebbero essere i franchi tiratori pronti a boicottare l’intesa con il Cavaliere….

