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Politica
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"Caro Faber, da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti. Canto con te e con tanti ragazzi in Comunità. Quanti Geordie o Miché, Marinella o Bocca di Rosa vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua". L'amicizia tra Don Andrea Gallo e Fabrizio De Andrè ha radici profonde, che affondano nei vicoli di Genova, tra le banchine del porto. E proprio al cantautore il 'prete degli ultimi' dedica una lettera, contenuta nel libro 'In cammino con Francesco', pubblicato proprio in questi giorni e di cui Affaritaliani.it propone in esclusiva alcuni stralci. Il libro raccoglie le omelie e gli interventi di Don Gallo scritti in varie occasioni (funerali, matrimoni, battesimi) e dedicati a personaggi famosi e non. Come la lettera a De Andrè appunto, in cui scrive, pensando all'aldilà: "La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l'intelligenza".

Don Gallo si rivolge a tutti, poveri e ricchi. Si rivolge all'immigrato Antonio, che voleva essere battezzato e che in una lettera scrive al 'prete di strada': "Ciao Don Gallo, sono Antonio, quello che vive in una tenda. Don, sono in una situazione un po' pesantuccia, ma devo essere io a risolverla. Non voglio un castello, ma vivere. Sogno. Ieri sera ho sognato che stavamo qui a messa e, non so come, ho sognato che lei moriva. Mi sono svegliato sudato". E Don Gallo risponde: "La nostra Chiesa gerarchica non capisce che non può imporre nulla, può annunciare, proporre, ma ognuno di noi deve cercare di operare una scelta personale. Quanti figli di Gesù perseguitiamo, affamiamo, nelle nostre città?"

E al leader dei portuali genovesi, Paride Batini, Don Gallo dedica una lunga lettera: "Ripercorre la storia di Batini significa ricordare e celebrare il contributo che il movimento operaio ha dato alla sua crescita democratica e sociale attraverso le battaglie per la libertà e per la difesa dei diritti, e ci ha dato modo di rinnovare lo stretto legame che esiste tra cultura, emancipazione sociale e mondo del lavoro".

Nel suo libro Don Gallo non risparmia dure critiche alla Chiesa, che per il 'prete di strada' spesso pensa di più al potere, piuttosto che ai deboli. Una speranza a Don Gallo l'ha data papa Francesco: "Ora è arrivato lui a farci sperare di nuovo in una Chiesa dei poveri. Un sollievo dopo tanta pena". Don Gallo ripercorre i mali della Chiesa, dall'opacità dello Ior, ai 'corvi' del Vaticano, dal carrierismo all'avidità. "Si riuscirà a dirottare la prua della nave di Pietro da una cristianità in dispersione e pesantemente attraversata dal male verso la comunione e la comunità di discepoli, risalendo alle genuine fonti evangeliche? Nessuno può nascondere la situazione drammatica: la nostra amata Chiesa è fredda e scostante e in questi ultimi anni ha perso credibilità rispetto a questioni fondamentali".

Don Gallo dedica l'ultimo capitolo a Francesca, una ragazza della Comunità morta di Aids. La proponiamo qui in maniera integrale.

 

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