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“Europa: democrazia al contrario. Chi perde vince, chi vince perde”

Parla Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fdi all’Europarlamento

“Europa: democrazia al contrario. Chi perde vince, chi vince perde”
Carlo Fidanza (ape)

Carlo Fidanza, uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni, ha lasciato la Camera dei Deputati ed è diventato il nuovo Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo. Di ritorno dalla seduta inaugurale di Strasburgo, Affaritaliani.it ha fatto il punto con lui sui primi passi di questa legislatura.

L’INTERVISTA

Intanto per lei com’è stato tornare in Europa?
“È stata una piccola rivincita personale perché qui avevo lavorato con impegno, ma soprattutto è una grande rivincita per Fratelli d’Italia che cinque anni fa mancò il quorum di un nonnulla e oggi rientra dalla porta principale grazie all’ottimo risultato del 26 maggio. E ci entra come pilastro di un gruppo importante come ECR, la casa dei conservatori e sovranisti europei, come testimonia l’elezione di Raffaele Fitto a co-presidente del nostro Gruppo”.

Fin qui le note positive. Cosa c’è che non va invece?
“Che per impedire il cambiamento che decine di milioni di europei hanno chiesto, i partiti “di sistema” stanno mettendo in piedi un’ammucchiata senza precedenti. Dai popolari ai verdi, dai liberali ai socialisti, tutti insieme appassionatamente per fermare i sovranisti. Pensi che nell’ufficio di presidenza su 15 membri hanno votato chiunque, persino un comunista e un grillino, pur di non dare spazio a chi non si allinea. Hanno lasciato senza rappresentanza un quinto del Parlamento in nome della loro ipocrita idea di “democrazia”. Una vergogna”.

Voi però avreste potuto votare per un italiano, Sassoli, come presidente del Parlamento e non lo avete fatto. Non è un po’ strano per chi dice “prima gli italiani”?
“Sono d’accordo con Giorgia Meloni quando dice che non basta avere un passaporto italiano per essere dei buoni patrioti. La storia anche recentissima del Pd lo dimostra. Se ami l’Italia non dai copertura politica a una pirata tedesca che viola confini e ordini, rischiando di uccidere i nostri agenti. Noi abbiamo votato convintamente il candidato del nostro gruppo conservatore, Jan Zahradil e sa perché? Perché mentre Sassoli vuole aprire le porte del Parlamento alle Ong noi vogliamo fermare i traffici nel Mediterraneo, mentre Sassoli si fa paladino dei diritti Lgbt noi difendiamo la famiglia naturale, mentre Sassoli vuole più poteri a questa Europa di burocrati noi vogliamo difendere la sovranità degli Stati nazionali, gli unici luoghi dove vige la democrazia”.

Mi tolga una curiosità: Forza Italia si è astenuta?
“Così hanno fatto trapelare sui giornali. L’imbarazzo in quelle ore era palpabile, non so se alla fine davvero si sono sfilati dalla linea del Ppe che appoggiava Sassoli. Noi li avevamo invitati a sostenere l’unico candidato di centrodestra, il nostro Zahradil. Ma il problema è in prospettiva: questo schema si ripeterà molte altre volte. Il Ppe ha scelto un’alleanza organica sbilanciata a sinistra. Come si può accodarsi a questo papocchio?”.

E delle nomine ai posti di comando cosa ne pensa? E del ruolo del governo italiano?
“Giorni interi di un teatrino penoso, poi la provocazione di candidare Timmermans, un socialista amico delle banche e di Soros che aveva fatto sì lo spitzenkandidat ma arrivando ampiamente secondo. E alla fine il solito accordo franco-tedesco. Macron ha perso rovinosamente le elezioni a casa sua e piazza un belga francofono del suo gruppo a capo del Consiglio e la Lagarde alla Bce; la Merkel ha perso milioni di voti, rinuncia a Weber ma ottiene la presidenza della Commissione per una sua fedelissima; il Pd perde malamente in Italia ma porta a casa Sassoli. È una democrazia al contrario: chi perde vince e chi vince perde. Ma ora, al di là dei nomi, sarà importante capire se cambieranno le politiche. Le premesse non sono delle migliori, anzi”.

E l’Italia?
“Checchè ne dicano gli ultra-europeisti, questa è una lezione per loro. Persino un governo debole e diviso, isolato politicamente, con la spada di Damocle di un’infrazione sulla testa e una politica economica pessima, può portare a casa un risultato sufficiente. Il che vuol dire che, mentre non è sempre vero che l’Italia senza l’Europa non potrebbe farcela, è sicuramente vero che l’Europa non può fare a meno di una grande Nazione, una delle sei fondatrici, la seconda manifattura del continente. Spesso qualcuno a sinistra se lo dimentica. Pensi un po’ se avessimo un governo compatto e deciso cosa potremmo fare. A proposito, speriamo di averlo presto”.