Taranto, il tribunale di Milano ordina la sospensione dell’ex Ilva dal 24 agosto. I sindacati a Palazzo Chigi l’8 marzo: “Dal Governo risposte insufficienti”
Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva, a partire dal 24 agosto. Il provvedimento fa riferimento ai “rischi attuali di pregiudizi alla salute” per la popolazione, sottolineando però che il decreto non è immediatamente esecutivo e potrà entrare in vigore solo qualora non venga impugnato.
Acciaierie d’Italia, attualmente in Amministrazione straordinaria, ha reso noto che è stata avviata la fermata temporanea dell’Altoforno 4, “nel rispetto del cronoprogramma definito e in linea con il piano commissariale elaborato per rendere il sito di Taranto efficiente e operativo, attraverso continuità produttiva e investimenti strutturali, in vista della finalizzazione delle procedure di gara in corso”. L’azienda ha previsto il rientro alla piena funzionalità dell’Altoforno 4 entro il prossimo 30 aprile. Nei giorni scorsi è stato riavviato l’Altoforno 2, fermo da oltre due anni per interventi di ripristino.
Le proteste dei sindacati
Intanto le segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici – Fim, Fiom e Uilm – denunciano la mancanza di risposte da parte del governo sul futuro dell’ex Ilva. “Coerentemente con quanto già annunciato durante la conferenza stampa del 12 febbraio scorso, confermiamo l’autoconvocazione per il 9 marzo a Roma, a Palazzo Chigi, delle rappresentanze dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e dell’indotto ex Ilva”, affermano i sindacati.
Secondo le organizzazioni sindacali, il governo ha comunicato esclusivamente la proroga della cassa integrazione per circa 4.550 lavoratori diretti, oltre ai circa 1.500 in Amministrazione straordinaria e alle migliaia di lavoratori del sistema degli appalti, un atto “dovuto per legge” che però “non risolve i problemi ma li drammatizza ulteriormente”. I sindacati chiedono chiarezza sul futuro della più grande azienda siderurgica italiana e sul destino dei 20.000 lavoratori coinvolti, criticando il cosiddetto “Piano corto” presentato dall’esecutivo, che non prevede prospettive oltre marzo.

