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Facite ammuina e il non voto s’allargherà

Di Carlo Patrignani

Facite ammuina, chilli che stann’ a dritta (o destra) vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta (o destra) e il non voto già largo ancor si allargherà perchè ‘cca nisciuno è fesso! Fino a che si crede (e non si pensa) che la fessa gente è qualcosa che si usa e si getta a proprio piacimento, la risposta è non recarsi al seggio o per chi va al seggio non indicare nessun candidato.

E non venite a farci il sermone: chi è assente ha sempre torto, che potrebbe esser valido, se in giro ci fossero inequivocabili segnali di cambiamento: farla finita con la politica ‘affare’ di partiti, più o meno personali, con il loro contorno di partitini compiacenti o di club e cerchie di amici, insomma di pochi profittatori. Purtroppo questa volta il sermone, usato e abusato, dai pochi che devono tutelarsi e garantirsi le prebende: chi è assente ha torto sempre e comunque, deve fare i conti con quanti, i più, che non son fessi, ribattono, a ragione, che a risultare inadempienti non sono loro che vivono del proprio lavoro quando e se c’è, delle loro pensioni falcidiate, dei risparmi risicati, e che pagan tasse e ogni misura o provvedimento vessatorio, ma sono i partiti più o meno personali con i loro partitini fiancheggiatori. Che le loro finte liti, i loro ridicoli diverbi non ingannano nisciuno ma li rendono simili ai ladroni di Pisa. Che gli scandali dirompenti a ogni livello istituzionale frutto della supplenza giudiziaria per i loro silenzi omertosi, diventano e sono il moltiplicatore di una diserzione più che motivata, dolorosa ma vissuta come inevitabile.

Non ci resta che piangere di fronte a questo scempio di umanità, di considerazione degli altri: un tempo lontano la Politica veniva e era intesa come un fare qualcosa per milioni di uomini e donne e non per se, la propria carriera, la propria ricchezza e per coerenza si arrivava a rinunciare alle prebende e alle greche di comando. Fare nomi e cognomi di quanti ritenevano che dalla vita avevano appresso a esser onesti, innanzitutto e che l’onestà era dire quel si pensa e fare quel si dice, è un dovere: Riccardo Lombardi e Bruno Trentin, Vittorio Foa e Giuseppe di Di Vittorio, Pietro Ingrao e Lelio Basso.

E pochi altri, Giacomo Brodolini e Fernando Santi. Non hanno vinto purtroppo ma non hanno neanche perso. Come non ha vinto ma neanche perso l’intellettuale sardo poco studiato e compreso a fondo, Antonio Gramsci che nel ’27 al fratello Carlo scrisse quanto servirebbe oggi per un cambiamento strutturale e radicale che rimetta la Politica al servizio della collettività, della società di uomini, donne e bambini: “Mi son convinto che anche quando tutto è o pare perduto bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio […] La mia posizione morale è ottima […]. Io non voglio fare né il martire né l’eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo”.