Fabio Fazio si lamenta e duole (tra l’altro in quel di Dogliani, Cuneo): “inaccettabili ingerenze politiche in Rai” ed ancora: “La Rai è una televisione, un ammortizzatore sociale o un luogo di potere?”.
Lo fa in una cornice mediatica particolare, il “Festival della tv e dei nuovi media”, intervistato da Aldo Grasso.
Ma il buon Fabio non sa o fa finta di non sapere che la “politica dà, la politica toglie” nella sua funzione di divinità sociale.
Infatti retoricamente si ricorre alle “ingerenze” politiche solo quando vengono toccati i propri ingenti interessi e mai quando sono toccati quelli degli altri mentre Fazio sa infatti benissimo che quella stessa politica che ora attacca per le ingerenze in Rai in realtà l’ha “protetto” per ben 33 anni e questo non lo dice.
Il motivo del contendere e della indignata intemerata etica contro la politica sono molto più prosaicamente il vil denaro. Lo stipendio di Fazio si aggira intorno al milione e 800mila euro a stagione e non è più compatibile con il tetto posto dal Parlamento alle retribuzioni in Rai di 250.00 €, una vera miseria.
Fazio, sempre stato risonante sull’onda della sinistra (tanto per non parlare di politica) non si rende conto del dramma della disoccupazione e del precariato che affligge gran parte dei lavoratori e dei giornalisti e proprio per rispetto a questi dovrebbe “accontentarsi” e ringraziare se lo tengono ancora invece di minacciare allontanamenti dal servizio pubblico in Rai ponendo condizioni all’ Azienda e citando il suo impegno nel ricordo televisivo di Falcone e Borsellino a 25 anni dalle stragi, magari per legittimarsi impropriamente con due eroi nazionali.
Fazio dice ancora: “se il problema è quanto guadagnato, tolgo il disturbo immediatamente”.
Esatto Fazio. Il problema è proprio quello e la legge vale per tutti e non ci sono “principini” che devono essere protetti più degli altri.
Michele Anzaldi, responsabile comunicazione di Matteo Renzi e membro della Commissione vigilanza sulla Rai lo ha giustamente ripreso abbassando l’alto volo faziano dai magistrati anti-mafia ad un concreto: “teme per il mega stipendio”.
