Dal 2 giugno 1946 alla Costituzione: ecco le donne che hanno fondato la Repubblica
Il 2 giugno del 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente. Per la prima volta parteciparono anche le donne, protagoniste di una svolta storica che cambiò in modo irreversibile la vita democratica del Paese. Quel passaggio era stato preparato nei mesi precedenti da una serie di provvedimenti che avevano progressivamente aperto le porte della cittadinanza politica femminile. Il primo riconoscimento arriva con il decreto legislativo luogotenenziale del 2 febbraio 1945, n. 23, ancora nel pieno del conflitto: la norma introduce il diritto di voto per le donne, segnando l’avvio del loro ingresso nella sfera politica.. Non si trattò di un risultato isolato, ma dell’esito di un impegno diffuso e spesso silenzioso: le donne erano state presenti nella Resistenza, nei territori occupati, nei luoghi di lavoro e nei campi di prigionia, contribuendo in modo decisivo alla tenuta sociale del Paese durante la guerra.
Il percorso verso la piena cittadinanza politica prosegue con ulteriori tappe normative. Nel gennaio 1946 viene riconosciuta la possibilità per le donne di essere elette nelle consultazioni amministrative, mentre un decreto del marzo dello stesso anno estende l’elettorato passivo anche alle elezioni per l’Assemblea Costituente, fissando il limite di età a 25 anni. È un avanzamento importante, anche se non ancora pienamente tradotto in una reale parità politica. Infatti, alle elezioni del 2 giugno 1946 la presenza femminile nelle liste rimane ancora contenuta rispetto a quella maschile. Le candidature di donne sono in totale 226: 68 nelle liste del Partito Comunista, 29 nella Democrazia Cristiana, 16 nel Partito Socialista, 14 nel Partito d’Azione, 8 nell’Unione Democratica Nazionale, 7 nel Fronte dell’Uomo Qualunque e 84 in altre liste minori.
Le donne della Costituente
Il risultato elettorale segna comunque una svolta: su 556 membri eletti all’Assemblea Costituente, 21 sono donne. Le 21 donne elette arrivavano da forze politiche diverse: nove dal Partito Comunista, nove dalla Democrazia Cristiana, due dal Partito Socialista e una dal Fronte dell’Uomo Qualunque. I loro nomi sono Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio, Bianca Bianchi, Lina Merlin e Ottavia Penna.
Pur provenendo da esperienze politiche, culturali e biografiche molto diverse, queste 21 deputate seppero trovare una voce comune nell’elaborazione della nuova Carta costituzionale. Il loro contributo non fu marginale: parteciparono attivamente alla scrittura dei principi fondamentali della Repubblica, portando all’interno del dibattito costituente il tema dell’uguaglianza e dei diritti delle donne. Un ruolo particolarmente significativo fu svolto all’interno della Commissione per la Costituzione, la cosiddetta “Commissione dei 75”, dove alcune di loro ebbero incarichi di grande responsabilità. Tra queste, Maria Federici lavorò alla definizione dei diritti economico-sociali, con particolare attenzione alla tutela della famiglia. Angela Gotelli contribuì invece alla parte dedicata ai diritti dei cittadini.
Particolarmente rilevante fu anche il ruolo di Nilde Iotti, che partecipò ai lavori della Commissione portando contributi sui diritti civili e sulla famiglia, e che in seguito avrebbe segnato la storia istituzionale italiana diventando la prima donna Presidente della Camera dei deputati, incarico ricoperto per tre mandati consecutivi. Anche Teresa Noce e Lina Merlin intervennero nei lavori della Commissione con proposte legate alla tutela sociale e alle condizioni delle famiglie e dei lavoratori.
Le 21 costituenti non si limitarono alla presenza simbolica, ma presentarono emendamenti concreti al progetto di Costituzione, spesso condivisi trasversalmente tra schieramenti politici diversi. Particolare attenzione fu dedicata al tema della parità, in particolare all’accesso senza discriminazioni di genere agli uffici pubblici e alle cariche elettive, principio poi confluito nell’articolo 51 della Costituzione. Nonostante le profonde differenze ideologiche, queste donne seppero costruire un terreno comune di confronto, contribuendo a definire i principi fondamentali dell’Italia democratica. Il loro lavoro lasciò un’eredità fortissima: la costruzione di una cittadinanza realmente inclusiva, in cui uguaglianza e pari opportunità non fossero più soltanto un’aspirazione, ma un principio scritto nella Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

