Il 2 giugno pesa sempre di più nel calendario civile degli italiani. Secondo il radar SWG la Festa della Repubblica è “molto importante” per un cittadino su due, quasi quanto il 25 aprile. L’orgoglio nazionale resta più fragile, soprattutto tra i giovani.
La ricorrenza guadagna sette punti in un anno, ma tra gli under 35 l’orgoglio pieno si ferma al 15%
La Festa della Repubblica guadagna spazio nel rapporto degli italiani con le ricorrenze civili. Secondo i dati SWG, il 2 giugno è considerato “molto importante” dal 50% degli intervistati, contro il 43% registrato nel 2025. In un anno la crescita è di sette punti.

Il 25 aprile resta appena sopra, al 51%, mentre il Primo Maggio si ferma al 44%. Il 2 giugno entra così stabilmente tra le festività laiche più sentite, in un quadro in cui SWG legge una crescita del riconoscimento dei valori fondativi della Repubblica.
Il dato storico va nella stessa direzione. L’orientamento favorevole ai valori fondativi – Costituzione, Resistenza e intermediazione democratica – arriva all’80% nel 2025. Era sceso nella fase 2012-2017, poi ha ripreso quota fino all’accelerazione degli ultimi anni.
Nel rapporto con le istituzioni pesa anche la figura di Sergio Mattarella. La fiducia nel Presidente della Repubblica è al 67% e cresce da nove anni. Il consenso è largo in quasi tutte le aree politiche: 92% nel centrosinistra, 71% al centro, 60% nel centrodestra. Scende invece al 36% tra chi si colloca a destra.

Più debole il sentimento di appartenenza nazionale. Solo il 33% degli italiani si dice molto orgoglioso di esserlo. Il 45% è abbastanza orgoglioso, il 22% non lo è. La frattura generazionale è forte: tra gli over 64 il dato sale al 49%, tra i 18-34 anni scende al 15%.
La Repubblica, quindi, appare più riconosciuta come patrimonio civile che vissuta come identità emotiva piena. Il 2 giugno cresce, Mattarella tiene insieme una larga quota del Paese, ma la fierezza nazionale resta molto meno compatta.

