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Governo, fallito il blitz del Pd per provare ad andare avanti con Draghi

Voto di fiducia prima al Senato. Pd e governisti M5S avevano provato a invertire (prima alla Camera)

Governo, fallito il blitz del Pd per provare ad andare avanti con Draghi
Senato

Voto di fiducia al governo Draghi: la nuova, probabile, scissione nel M5S è quasi tutta a Montecitorio. Al Senato stravincono i contiani

Fallito il blitz di Pd, Italia Viva, LeU e governisti del Movimento 5 Stelle che, con una mossa a sorpresa, hanno provato a fare in modo che le comunicazioni del premier Mario Draghi e l’eventuale successivo dibattito e voto di fiducia fossero alla Camera e non al Senato. Alla fine ha prevalso la prassi del meccanismo della “culla” in base al quale il governo e il premier iniziano, in caso di verifica parlamentare, da dove hanno ottenuto la fiducia la prima volta. Nel caso di Draghi Palazzo Madama. Il passaggio non è per nulla procedurale ma sostanziale. Il fronte guidato dal Pd ha cercato con un escamotage di provare a salvare l’esecutivo e la legislatura. La probabile, nuova, scissione nel Movimento 5 Stelle sarà quasi tutta alla Camera mentre al Senato sono quasi tutti fedelissimi di Giuseppe Conte.

Governo: Conte in assemblea M5s, decisione spetta a Draghi

La palla e’ in mano a Draghi, la decisione non spetta al M5s ma al presidente del consiglio. Questo il ragionamento del presidente M5s Giuseppe Conte, riferiscono fonti parlamentari pentastellate, sulla crisi di governo all’assemblea in corso in videoconferenza.

Votare prima la fiducia a Montecitorio – sempre che il premier non annunci le sue dimissioni irrevocabili, e in quel caso nessun voto e tutti a casa – sarebbe servito a far emergere la nuova scissione tra i deputati pentastellati in modo (si parla di quasi la metà) in modo tale da poter affermare che ormai il M5S, come dice Luigi Di Maio, non esiste più e c’è solo il partito di Conte. E siccome il Centrodestra ha detto più volte nessun esecutivo con il M5S, l’obiettivo di Pd e alleati era quello di creare le condizioni per andare avanti. Ma il presidente della Camera Roberto Fico ha detto no, si rispetta la prassi della “culla”, prima al Senato, dove i grillini sono granitici e quasi tutti con Conte.

Sotto accusa il capogruppo 5 Stelle alla Camera Davide Crippa, co-autore del blitz. Durante l’assemblea congiunta dei gruppi M5s di Camera e Senato, in corso via Zoom, alcuni parlamentari hanno chiesto al capogruppo a Montecitorio Davide Crippa di spiegare perché, durante la capigruppo alla Camera, si è tentato di far in modo che il premier Mario Draghi tenga le sue comunicazioni, in programma mercoledì, prima dalla Camera e poi al Senato. Anche il presidente del M5S Conte ha chiesto di intervenire in assemblea, riferendo di non essere stato informato.

Il primo ‘non voto’ M5S sul dl Aiuti si è verificato alla Camera, per questo motivo sembrava più logico e corretto chiedere con il Pd le comunicazioni di Draghi prima alla Camera e poi al Senato: questa, apprende l’Adnkronos, la motivazione fornita in assemblea dal capogruppo M5S alla Camera Davide Crippa, a chi gli chiedeva delucidazioni per aver appoggiato la richiesta, avanzata da Iv e dal Pd durante la conferenza dei capigruppo della Camera, di chiedere al presidente del Consiglio Mario Draghi di rendere mercoledì le sue comunicazioni inizialmente a Montecitorio e non al Senato.  

Durissima la reazione della Lega. “Siamo alla farsa. Ora Pd e M5S chiedono a Draghi di comunicare prima alla Camera e poi al Senato solamente perché Conte è più debole alla Camera. Giochini vergognosi che vanno contro la prassi che vuole che le comunicazioni del Presidente del Consiglio siano fatte nella camera di prima fiducia o dove si è generata la crisi. In entrambi i casi, quindi, al Senato. Gli italiani meritano rispetto, serietà e certezze”. Così i capigruppo di Camera e Senato della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.