Il Veneto, prima Regione a guida centrodestra, ha approvato ieri una legge sul fine vita. Ma il presidente del consiglio regionale del Veneto, nonchè ex governatore, Luca Zaia, ora rilancia: “In un Paese democratico – dice Zaia a La Repubblica – c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente. Non metto nessuno sul banco degli imputati – chiarisce l’ex governatore – la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese“. Nel caso di temi etici, insomma, insiste il ‘Doge’, la politica dovrebbe smettere di far la politica.
E anche alla luce di questa considerazione, secondo Zaia, il via libera del Veneto alla legge “ha un doppio valore: il rispetto per i malati terminali in attesa, e’ un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi”. In un altro passaggio dell’intervista l’ex governatore ha inoltre ricordato di essere sempre stato a favore di una legge che dà risposte “a chi soffre”, ammettendo di essere stato personalmente devastato dalla vicenda di Eluana Englaro. E il via libera alla legge nel Veneto leghista, cattolico e “marcatamente di centrodestra” – ragiona Zaia – é “un ulteriore segnale”: “prima o poi se ne aggiungeranno altre” di regioni, “perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla”, conclude.


