Fontana contro Moratti: chi si prende la Lombardia?
C’è in effetti una vicenda assai curiosa che vede contrapposti l’attuale governatore della Lombardia, Attilio Fontana e l’ex ministro ed ex sindaco di Milano, Letizia Moratti. La vicenda è strana perché i due contendenti sono entrambi di centrodestra tanto che la Moratti è attualmente vicepresidente della regione Lombardia e assessore al Welfare proprio nella giunta Fontana. La Moratti ambisce anche lei alla carica di governatore e i sondaggi le danno ragione. È più competitiva di Fontana. Per il centrodestra, questa autocandidatura e i sondaggi che lei fa sapientemente circolare, rappresentano un grosso problema anche se si tenta di sminuire. Fontana, dal canto suo, sbarra qualsiasi possibilità di una sua candidatura alle prossime politiche del 25 settembre e punta diretto come un treno alle regionali del 2023 in cui – ha dichiarato – “mi candiderò per l’intero centrodestra per completare il lavoro di questa prima legislatura”.
Insomma, il messaggio è forte e chiaro nei due termini finali: “completare il lavoro” e “prima legislatura”. Questo significa che non si dimetterà e che considera la legislatura solo la prima in attesa, appunto, di una seconda. D’altro canto, l’ex ministro non se ne dà per intesa di queste bellicose dichiarazioni, fa orecchie da mercante e rilancia: “Io ho dato la mia disponibilità al centrodestra e la confermo, ovviamente mi aspetto un chiarimento, a questo punto doveroso e urgente. Altrimenti mi sentirò libera di fare autonomamente le mie scelte”. Non passa inosservata una minaccia affatto velata che l’ex ministro esprime schiettamente e cioè che se non soddisfatta farà autonomamente le sue scelte. Tradotto dal politichese, si presenterà con altri (si è parlato anche di centrosinistra, persino del Pd) o al limite si farà una sua lista civica con cui rischia di far perdere l’intero centrodestra.
La candidatura della Moratti ha subito ricevuto il plauso dell’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini: “In questo momento credo che si siano rotti gli schemi, e io credo che per un amministratore locale ci sia solo esigenza di amministrare bene, senza steccati ideologici evidenti” rafforzando la minaccia di superare gli steccati ideologici e cioè di fare da soli. Matteo Salvini, che è lombardo si trova una grossa grana in casa e deve cercare di dare un colpo al cerchio (Fontana) ed un altro alla botte (Moratti) e quindi salomonicamente osserva che: “Per me il candidato si chiama Attilio Fontana. Ma siccome in queste settimane ho lavorato per un centrodestra unito, si deve esprimere una candidatura unitaria in Lombardia e nelle altre regioni. Non voglio imporre Attilio Fontana, ma squadra che vince non si cambia. L’importante è che il candidato sia uno e che non si divida il centrodestra. Si vota tra diversi mesi e quindi penso che se ne potrà parlare dal 26 settembre“, il giorno dopo le elezioni politiche.
Da notare come Salvini avesse approntata una exit strategy ma Fontana ha rifiutato la candidatura in Parlamento. Non sappiamo come andrà a finire questa curiosa vicenda fratricida, ma sicuramente il centro destra ha una bella bomba termonucleare sotto le terga, innescata proprio nel suo feudo principale. Nel frattempo il centro – sinistra affila le armi con il suo candidato in Lombardia Carlo Cottarelli a cui il segretario del Pd Enrico Letta ha chiesto di correre anche in Parlamento.

