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Politica

Di Angelo Maria Perrino

Si chiude un anno di importanti novità politiche. A destra, con la fine di Bossi e Fini e il tramonto di Berlusconi, non resta quasi nulla se non macerie e risentimenti. Non è andata meglio al centro, con la sconfitta elettorale e la successiva eclissi di Pierferdinando Casini e di Mario Monti e di ogni ipotesi centrista e neoproporzionale.  E' andata meglio, apparentemente, a sinistra, dove sono andati in pensione tanti vecchi e immarcescibili leader e si sono affermati due nuovi protagonisti, Enrico Letta e Matteo Renzi, giovani e molto determinati. E ancor meglio è andata all'area della protesta, con il successo del movimento dei Vaffa di Beppe Grillo e Roberto Casaleggio, divenuto il secondo partito e accreditato di un'ulteriore crescita alle prossime elezioni.

 Ma nonostante questi vagiti di nuovo, non è cambiato molto per il Paese, per la società italiana, per l'economia reale in questo 2013. Il debito pubblico, piaga storica e palla al piede di ogni nostro destino, continua spaventevolmente a crescere. Le tasse, simmetricamente, pure. E anche il tasso di disoccupazione non si ferma. Mentre Pil e produzione industriale battono in testa. Fortunatamente vanno meglio le esportazioni. E questo aiuta i dati macro. Ma non risolve nulla.

 Il Paese reclama una svolta, ma non si capisce chi possa produrla. E soprattutto come. Non Enrico Letta, rivelatosi nel tempo troppo andreottiano e continuista. Forse il neocapo del Pd Matteo Renzi, ma rischia di essere inghiottito dalle sabbie mobili della politica e dall'ostracismo conservatore dei burocrati e del sindacato. O al contrario e per reazione, di essere trascinato da un movimentismo sterile e inconcludente.

 Così stando le cose dobbiamo dire che per fortuna l'Italia non è fallita. Anche se ci è andata vicino. E grazie ai sacrifici degli italiani non è più la malata d'Europa. Ma resta una convalescente gracile e cagionevole di salute. Per fortuna arriva la ripresina. Ma sarà indotta da fattori esogeni e internazionali, e non endogeni. Ben venga dunque, ma sarà effimera. Ci vorrebbero, per consolidarla e darle vigore, le famose riforme strutturali. Ma non c'è in Parlamento una maggioranza sufficiente a definirne un piano e a portarle a casa.

Si dovrebbe allora cercarla, una maggioranza parlamentare, attraverso nuove elezioni. Ma si è appena votato. E si è finiti nel cul de sac attuale che ha obbligato alle larghe intese, fallite anch'esse, con buona pace del presidente Napolitano, a questo punto obsoleto anche lui. E senza una nuova legge elettorale non si puo' andare a votare. E, siamo sempre lì,dove si trova una maggioranza parlamentare che approvi una nuova legge elettorale?

 Che dire dunque, all'inizio del nuovo anno? Buona fortuna a tutti, speriamo che ce la caviamo. E ai giovani: andate all'estero, qui al momento non ce n'è.

La situazione è grave, ma (con questi chiari di luna del marketing politico, già attivo in vista delle europee di primavera) non seria.

 Forza Italia :-))))))

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