“Pensiamo a cosa vorrebbero dire per il Paese altri cinque anni di governo Meloni tra immobilismo, incapacità e rincorsa affannosa di Vannacci. Siamo sul punto di poter vincere le prossime elezioni, sarebbe colpevole rovinare tutto per colpa nostra”. Lo afferma Dario Franceschini, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. Per il senatore Pd ed ex segretario Dem non esistono alternative alle primarie. “Sarebbe bello se i leader si riunissero in una stanza e ne uscissero tutti concordi sul nome del signor X o della signora Y, ma non mi pare che siamo realisticamente in queste condizioni e oltretutto non mi pare neanche che ci sia questo mister X”. “Basta con questo tormentone primarie sì e primarie no. Facciamole e basta – aggiunge-. Però attenzione. Abbiamo dato talmente il cattivo esempio, a livello di partiti, nel passato, che la nostra gente, anziché essere contenta di scegliere da chi farsi guidare, adesso è spaventata dai possibili effetti dilanianti”.
La soluzione per Franceschini è che ci siano regole precise. “Intanto, la sottoscrizione di alcuni punti cardine comuni, non una cosa di 300 pagine, ma i fondamentali sì”, dice. “Tra quei punti programmatici importanti che vanno sottoscritti prima, io vedo anche la politica estera. E il riconoscimento formale dell’esito del voto deve essere vincolante: non è che chi perde, poi dopo riapre la discussione”, prosegue, aggiungendo che “chi vince non deve mettere il suo nome sul simbolo del suo partito”. “Chi vince le primarie, dal giorno dopo non rappresenta il suo partito ma il programma comune e la coalizione. Ha ragione Schlein“, continua Franceschini, che definisce le primarie “un’opportunità straordinaria, possiamo coinvolgere milioni di persone, sarebbe un avvio straordinario della campagna elettorale che la destra si sogna”.

