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Politica

di Antonino D'Anna

papa francesco1

Davvero c'è tutta questa discontinuità tra Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger? Forse la sostanza è che ci troviamo davanti a due personaggi complementari tra loro. Tanto Benedetto è ascrivibile al gruppo dei conservatori, quanto Francesco – al di là dell'umiltà e sobrietà francescana – è comunque attento alla tutela di valori e temi molto cari al suo predecessore. Sul relativismo Bergoglio il 25 febbraio 2012 è stato molto chiaro: “Il relativismo che, con la scusa del rispetto delle differenze, omogeneizza nella trasgressione e nella demagogia, consente tutto pur di non assumere la contrarietà che esige il coraggio maturo di sostenere valori e principi. Il relativismo è, curiosamente, assolutista e totalitario, non permette di differire dal proprio relativismo, in niente differisce dal 'taci' o dal 'fatti gli affari tuoi'”.

Saltando a pié pari la frase incriminata sulle donne inadatte alla vita politica (in realtà una bufala del web, non esiste alcun riscontro nei discorsi dell'allora arcivescovo di Buenos Aires), nel 2010 in una lettera alle suore Carmelitane è molto chiaro sulle unioni gay: “Non siamo ingenui: non si tratta di una semplice lotta politica; è la tendenza alla distruzione del piano di Dio”. E ancora: “Non si tratta di un semplice disegno di legge (questo è solo lo strumento), ma una 'mossa' del padre della menzogna che pretende di confondere e ingannare i figli di Dio”.

Si dice che il nuovo Papa sia meno duro in tema di morale sessuale rispetto ai predecessori, e che spesso in privato scherzi dicendo che “Non si possono ridurre tutti i problemi ad un profilattico”, ma ha sempre tenuto la linea ufficiale di Roma, e cioè una posizione contraria all'uso del profilattico come anticoncezionale e come strumento di protezione dall'Aids. Posizioni ribadire da Benedetto e, prim'ancora, da Giovanni Paolo II e Paolo VI (sul tema, l'enciclica Humanae Vitae del 1968 è molto chiara e a tutt'oggi costituisce il perno su cui ruota la morale cattolica corrente).

Più che altro, è ancora troppo presto per riuscire a dare un volto al nuovo Papa. Le premesse parlano di una possibile continuità con Benedetto. Ma i tanti gesti per una Chiesa più povera e lo stile dimesso, l'impegno per i poveri e l'humus culturale in cui è cresciuto (su cui germogliò anche la Teologia della liberazione, combattuta dal suo diretto predecessore), lasciano ampi spiragli di manovra. Senza dimenticare il “fattore G” di Gesuita. Quello che scombussolerà i piani di chi lo vede come un conservatore a oltranza e chi lo vede come un progressista irriducibile. Sarà quello, unito alla creatività latina del nuovo Papa, a fare la differenza rispetto al passato.

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