Futuro Nazionale perde pezzi in Calabria
La prima crepa nel progetto politico di Roberto Vannacci si apre in Calabria. A meno di un mese dall’Assemblea costituente di Roma, i due comitati lametini di Futuro Nazionale – il 144 e il 1067 – hanno annunciato l’addio al partito insieme a circa 600 tesserati. Una scelta maturata, secondo quanto denunciano i promotori, in reazione a una gestione verticistica degli incarichi che avrebbe scavalcato le decisioni assunte democraticamente sul territorio.
Il peso politico della rottura è tutt’altro che marginale. Il Comitato 144, costituitosi a fine febbraio intorno alla figura di Giancarlo Talarico, era considerato dagli stessi dirigenti nazionali tra le realtà più solide dell’intero Centro-Sud: al gruppo lametino era stata attribuita la raccolta di oltre quattrocento adesioni nella sola area cittadina, cui si sommavano gli iscritti del Comitato 1067. A Roma, il 13 e 14 giugno, quella forza organizzativa aveva trovato un riconoscimento formale con l’elezione di Talarico nel Consiglio nazionale. Poche settimane dopo, gli stessi militanti parlano di un sogno trasformato in incubo.
Al cuore della contestazione ci sono gli incarichi territoriali e regionali definiti dai vertici del partito. Per i due comitati si tratta di scelte imposte dall’alto, in contraddizione con i principi di partecipazione e meritocrazia che lo stesso Vannacci aveva rivendicato come fondamento del nuovo soggetto politico durante la due giorni romana. I militanti lamentano in particolare l’emarginazione dei rappresentanti eletti direttamente dalla base, gli unici – sottolineano – ad aver ricevuto un mandato dagli iscritti.
Nel documento diffuso dai comitati compare anche un rovesciamento polemico del lessico vannacciano: la “sporca dozzina”, formula con cui il generale aveva battezzato con orgoglio i parlamentari confluiti nel partito da altre forze politiche, diventa nelle parole dei dissidenti il simbolo di una classe dirigente interessata soprattutto a garantirsi collocazioni sicure in vista delle elezioni politiche, con i relativi vantaggi economici.
Il comunicato non fa nomi. Ma la protesta esplode proprio nelle ore che precedono l’appuntamento organizzato al T Hotel di Lamezia per presentare la struttura calabrese del partito: attesi il responsabile nazionale per il Sud Rossano Sasso, Antonio Maria Rinaldi e il deputato lametino Domenico Furgiuele, in procinto di essere ufficializzato come responsabile regionale. In agenda anche la presentazione del gruppo consiliare comunale formato da Massimo Cristiano, Carmine Villella e dall’assessora Donatella Amicarelli, tutti di provenienza leghista e politicamente vicini a Furgiuele. Una coincidenza temporale che, inevitabilmente, orienta la lettura dello strappo.
Va rilevato che l’uscita annunciata riguarda i comitati e i loro tesserati, non la componente istituzionale: il gruppo consiliare e l’assessora restano, almeno per ora, dentro Futuro Nazionale. Si consuma così una frattura netta tra il partito degli eletti, che si appresta a presentare la propria organizzazione, e una fetta consistente della base che rivendica di averne costruito le fondamenta in una terra, la Calabria, dove il radicamento politico non si improvvisa.

