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G20 a Trieste, dove “il Pnrr è già partito”. L’analisi

G20 a Trieste, dove “il Pnrr è già partito”. L’analisi
Giorgetti

 

 

Non possono non farci piacere (Croce ci perdonerà…) le parole del ministro Giorgetti alla vigilia del G20 di Trieste, in svolgimento nelle giornate del 5 e 6 agosto 2021. Il titolare dello Sviluppo Economico, al di là di ogni appartenenza di partito ma sulla base di base di buon senso e competenza fin qui dimostrati, esprime tutta la sua soddisfazione nell’affermare che “qui (Friuli Venezia Giulia, ndr) il Pnrr è già partito” e che, sempre nella regione dove la Danieli di Buttrio è da sempre un fiore all’occhiello, il polo dell’acciaio si farà”. Che vuol dire, ridare vita alla Ferriera di Servola, con l’apporto di imprenditori e capitali privati. Dimenticando Taranto e l’infelice esperienza (e gestione) dei Riva.

In una Trieste presidiata su terra (400 agenti in appoggio arrivati negli ultimi giorni), dal cielo (non si contano gli elicotteri che sorvolano l’area) e dal mare (di fronte a piazza Unità è attraccata la nave della Marina Militare, Etna, a ricordare che lo Stato è ben presente sul sofferto, nella storia, confine orientale) si discute di futuro e di futuribile. I nostri ministri Giorgetti ed il suo collega della Transizione Digitale, Vittorio Colao, affronteranno i percorsi di sviluppo del Paese e del mondo più progredito che non potranno non prescindere dai vincoli, oggettivi, posti dal Covid, e da quelli di tutela dell’ambiente che, a prescindere dalla pandemia, dovranno essere la cifra di tutte le strategie di crescita del pianeta per il quale, come dice una pubblicità televisiva azzeccata on air in questo periodo di una casa automobilistica “there is no B plan”.  

A Trieste si raggiungeranno accordi, e poi si implementeranno, qui e altrove, accordi con la consueta e proverbiale affidabilità austroungarica, tratto che la città si porta dietro da secoli?

La città giuliana promise la sua dedizione all’Austria nei primi giorni di agosto del 1382 e da vera perla dell’Adriatico, come la definivano gli inglesi che parecchio vi soggiornarono ai tempi del Territorio Libero dopo la seconda guerra mondiale, ha mantenuto il suo fascino, oggi diremmo fusion, di città mitteleuropea. Attributo che, come ha sottolineato di recente lo storico Pieter Judson nel suo L’Impero Asburgico, una nuova storia, non è necessariamente tedescofono o tedescofilo ma ci richiama una cultura comune (delle varie componenti dell’ex impero austro ungarico che dette una particolare dignità alla componente magiara) inclusiva, davvero con rispetto ed autonomia, delle componenti.

E osservando il consesso odierno del G20 che mette a fattor comune il know how e le esperienze dei paesi più avanzati a prescindere dalla collocazione geografica e politica (sono presenti, fra gli altri, Cina e Russia) vengono in mente parole di Winston Churchill, pronunciate al Westminster College il 5 marzo 1946: “Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente”. Trieste, con dolore e sofferenze, è fortunatamente rimasta al di là della cortina e il summit di oggi può essere visto come una remunerazione per una città dall’inclinazione libera, accogliente e un po’ irridentista da sempre.