Di Ernesto Vergani
I sei candidati alle primarie del centrosinistra di Roma (Chiara Ferraro, Roberto Giachetti, Gianfranco Mascia, Roberto Morassut, Stefano Pedica e Domenico Rossi) interpretano a Radio Rock canzoni varie e popolari (Rem, Ligabue, Endrigo, Celentano…). I video si diffondono sul web. In evidenza Roberto Giachetti con “La società dei magnaccioni”, di cui i versi: “A noi ce piace de magna’ e beve, e nun ce piace de lavora’”.
Ora. Vanno benissimo l’ironia, minimizzare per “captatio benevolentiae” e porsi allo stesso livello degli elettori. Soprattutto, no al moralismo. Per cui complimenti ai candidati per l’operazione mediatica.
Dall’altro lato c’è una parte d’Italia che vede in Roma “la ladrona”. C’è un Comune già in default, salvato coi soldi dei contribuenti italiani. C’è chi propone di togliere i requisiti di capitale a Roma, non perché una capitale non debba avere privilegi (li hanno Londra e Parigi), ma perché nel caso di Roma essi possono essere considerati immeritati vista la sproporzione tra soldi ricevuti e risultati.
Ma potrebbe anche essere solo una questione di tatto, una delle qualità più rare nelle persone. E si può citare, ma non è detto che abbia ragione – e con rispetto per i sei candidati, per i signori romani che pure esisteranno e per i romani in genere – Oswald Spengler, il quale nella sua storia comparata delle civiltà (“Il tramonto dell’Occidente”) definisce quella romana la “razza rozza” per antonomasia. (Razza a dire il vero parola che andrebbe abolita dal vocabolario).
