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Gian Paolo Gobbo@Tommaso5mani

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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Gian Paolo Gobbo
"Bisogna capire le motivazioni di chi contesta, le punizioni non sono la soluzione dei problemi, a meno che non si voglia tenere un partito al guinzaglio". Gianpaolo Gobbo, sindaco di Treviso e storico segretario della Liga Veneta, con una intervista ad Affaritaliani.it critica il segretario Maroni che ha minacciato chi lo ha contestato durante il raduno di Pontida. Poi solleva il coperchio sulla 'questione veneta'. "Tosi e Zaia hanno due modi diversi di intendere il partito. Il sindaco di Verona vede la Lega come un'azienda, un partito personale. Il governatore invece intende il Carroccio in modo più aperto, democratico e si rapporta in maniera responsabile nei confronti dei militanti".

Maroni ha detto che ci saranno delle "conseguenze disciplinari" per chi ha messo in scena delle contestazioni durante il raduno di Pontida, condivide questa presa di posizione?
"Le contestazioni non sono state rivolte a Maroni e alla politica generale del movimento. Ma riguardavano specificamente la questione del Vento che evidentemente non è stata gestito con visione generale del problema. Bisogna capire da dove vengono le contestazioni, non credo che le punizioni siano la soluzione dei problemi di un partito… a meno che non si voglia tenere un partito al guinzaglio e con la bocca chiusa".

Lei dice che le contestazioni non erano rivolte a Maroni, però hanno sollevato un polverone i volantini con la faccia di Bobo in versione Pinocchio. I contestatori si riferivano alle mancate dimissioni da segretario dopo l'elezione a governatore in Lombardia…
"Maroni si è presentato dimissionario, poi il Consiglio Federale ha detto che doveva andare avanti. Questo ha scontentato alcuni, ma sono decisioni prese dagli organi deputati, non ci vedo nulla di strano".

Si aspetta un congresso a breve?
"A livello nazionale non è necessario. In Veneto andare avanti così è difficile, io farei un'assemblea dei militanti per verificare se effettivamente c'è bisogno di un congresso. Ma il concetto di fondo è che bisogna far parlare i militanti. Ora c'è una lotta fratricida che al partito fa del male".

Prima ha detto che la questione del veneto è stata gestita male. Che cosa intende?
"Ci sono varie questioni, come il commissariamento della provincia di Venezia, e altre. Di fondo c'è il fatto che Tosi e Zaia hanno due modi diversi di intendere il partito. Il sindaco di Verona vede la Lega come un'azienda, un partito personale. Il governatore invece intende il Carroccio in modo più aperto, democratico e si rapporta in maniera responsabile nei confronti dei militanti".

Di Tosi si dice che abbia mire al di là del Veneto…
"Questo deve chiederlo a lui. Non so che mire abbia. La sua però è una gestione troppo personalistica e di parte. Il partito è un'associazione di uomini liberi che hanno un fine. Bisogna rinsaldare quel concetto di fine, poi le strade possono essere diverse, ma non bisogna dimenticare che il partito è dei militanti".

Settimana scorsa, su Radio Padania, si diceva che Bossi aveva depositato il simbolo per un nuovo movimento. La scissione è vicina?
"Non ne so nulla. Pensavo che, nel caso, il momento giusto per fare un annuncio del genere fosse Pontida, ma invece Bossi ha voluto tenere assieme il partito. Io credo che la Lega debba essere una, dobbiamo ancora arrivare al nostro obiettivo. E' evidente che con la Lombardia, il Piemonte e il Veneto ci si deve impegnare per fare la macroregione europea che deve trattare con Roma e con Bruxelles".

Che cosa pensa della mossa di Maroni che dal palco di Pontida ha mostrato i diamanti di Belsito? E' finito il 'tempo delle scope'?
"Credo che ormai questi temi alle persone interessano relativamente. Piuttosto bisogna dare subito dei segnali della volontà di riduzione dei  costi della politica. Già noi nel 2006 avevamo proposto un pacchetto di riforme costituzionali con il dimezzamento dei parlamentari. Iniziativa che poi è stata bocciata. Questo purtroppo in un momento di crisi economica e culturale, dove migliaia di lavoratori perdono il posto e non trovano un altro impiego".

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