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Politica
Giorgia Meloni in Sinagoga, ma l’estrema sta con i palestinesi
Giorgia Meloni Benjamin Netanyahu

La destra e gli ebrei

 

Intanto registriamo un dato di fatto: Zelensky che è ebreo, è sparito improvvisamente nel nulla o quasi dopo lo scoppio della guerra tra Israele ed Hamas.

Avevamo anticipato il tema ieri

Ma questa guerra improvvisa –ma non totalmente imprevista- ha avuto immediati riflessi anche in Italia.

Ed infatti ieri Giorgia Meloni è andata a trovare la comunità ebraica romana alla sinagoga di Roma.

Il Primo ministro ha poi dichiarato:

"Il senso di questa visita è chiaramente portare la solidarietà alla comunità ebraica romana e italiana perché nelle scene terribili che arrivano da Israele c'è qualcosa di più di quello che si vede in un normale ma già tragico scenario di guerra. Nella caccia casa per casa ai civili, nel rastrellamento di bambini, giovani c'è l'odio verso l'intero popolo.  Bisogna intensificare la protezione dei cittadini di religione ebraica anche sul nostro territorio perché il rischio di emulazione degli atti criminali da parte di Hamas potrebbe arrivare anche da noi”.

E qui c’è un punto interessante da analizzare, anche se non viene quasi mai fatto perché è ritenuto imbarazzante parlarne nel conteso odierno. Tuttavia il giornalismo deve non solo informare ma anche fornire spunti all’opinione pubblica per trarre poi considerazioni che aiutano a capire il problema.

Dietro a tutto questo c’è un convitato di pietra e cioè il passato fascista della destra. E il fascismo promulgò le leggi razziali anti – ebraiche nel 1938.

Il 14 luglio 1938 “Il Giornale d’Italia” pubblicò “Il Manifesto degli scienziati razzisti”, meglio conosciuto come “Manifesto della razza”. Il titolo esatto dell’articolo era: “Il fascismo e i problemi della razza”.

L’articolo fu poi ripreso da una rivista, “La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi e che fu voluta da Benito Mussolini personalmente. Materialmente il testo fu redatto da G. Landra e gli altri firmarono senza essere stati consultati.

Landra era assistente presso la cattedra di antropologia all’Università di Roma e Galeazzo Ciano rivelò che il testo era stato scritto “quasi per intero” da Mussolini.

In Italia fino ad allora non c’era mai stata una vera e propria ostilità organizzata contro gli ebrei che anzi avevano anche avuto fino ad allora ruoli importanti nel Regime, ma ora c’era da accontentare il potente alleato nazionalsocialista e Adolf Hitler spingeva da tempo in tale direzione.

Poi ci fu la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica. Ma anche il fascismo risorse e si istituzionalizzò nel Movimento Sociale Italiano (MSI) di Giorgio Almirante e fu proprio lui l’anello di congiunzione con la Repubblica di Salò, la Repubblica Sociale Italiana.

Almirante aderì alla RSI e si arruolò nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di Capomanipolo, equivalente a quello di Tenente.

Il 20 aprile del 1944 Almirante fu nominato Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare (dal suggestivo nome MinCulPop) della Repubblica Sociale Italiana, Fernando Mezzasoma.

Si legge a tal proposito sul giornale “Shalom” –diretto da Ariela Piattelli- della Comunità ebraica di Roma:

Giorgio Almirante è il caso più conosciuto. Amatissimo leader del partito per decenni, era stato redattore della “Difesa della razza”, e poi ebbe un ruolo di rilievo nella RSI come capo gabinetto del ministero della Cultura popolare. Ma pensiamo a Pino Romualdi, vicesegretario nazionale del Partito fascista repubblicano nel 1945 e poi fondatore del MSI. Ma poi altri personaggi di rilievo della RSI, come i giornalisti Giorgio Pini, Concetto Pettinato e Bruno Spampanato, tutti personaggi che durante l’occupazione nazista pubblicavano giornali che ospitavano la propaganda antiebraica della Repubblica. Nel dopoguerra nessuno di questi ha rinnegato la propria esperienza, anzi: nelle memorie e nelle opere di rievocazione storica prodotta dagli ambienti neofascisti non vi è una parola, non dico di pentimento, ma almeno di dubbio rispetto alla persecuzione degli ebrei. Sono queste le radici “culturali” del Movimento sociale italiano. Non è un caso che il processo di rielaborazione della memoria storica dell’antiebraismo sia stato così complicato, non è un caso che ancora nel 1962 giovani missini abbiano tentato di “assalire” l’ex ghetto di Roma.  Non è un caso che ci siano voluti decenni perché il fascismo fosse definito il male assoluto.

Se è giusto guardare al futuro, soprattutto per una leader come Meloni investita di enormi responsabilità, non si può però rinnegare così facilmente il proprio “album di famiglia”, ignorando quelle pagine e quelle immagini troppo imbarazzanti o edulcorandone la storia”.

Il giornale è della stessa comunità ebraica che esprime Victor Fadlun come presidente e che ha incontrato ieri la Meloni e di cui lo stesso “Shalom” ha dato conoscenza con rilevante evidenza, non ripetendo certo i dubbi dell’articolo precedente.

La citazione di “Shalom” al “male assoluto” fa riferimento a quanto affermò Gianfranco Fini sul fascismo, durante una visita al museo dell’Olocausto di Gerusalemme nel novembre 2003, indossando la tradizionale Kippah. L’uscita, a suo tempo, non fu presa bene neanche dentro settori di Alleanza Nazionale e non portò politicamente bene allo stesso Fini che dopo poco sarebbe scomparso dalla scena nazionale. Ad onor del vero la Meloni pochi giorni prima delle elezioni ebbe a dire:

“Io ero dentro An quando Fini dichiarò che “il fascismo è il male assoluto”. Non mi pare di essermi dissociata”.

Quindi non tutto è stato superato tra destra ed ebrei come una troppo facile agiografia ci vuol far credere. Non è un caso che i gruppi di estrema destra in Italia, come Forza Nuova e Azione frontale si siano schierati con Hamas.

Dice Roberto Fiore (Forza Nuova): “I Palestinesi cercano di liberare la loro Patria e gli israeliani rispondono con più insediamenti”.

Anche Casa Pound è sempre stata molto attiva nel sostenere i palestinesi. Basti pensare al convegno all’Hotel dei Congressi di Roma del 2015 dal titolo “Mediterraneo solidale” con la presenza di esponenti di Hezbollah. Luca Castellini, vicesegretario di FN, in un post pubblica due immagini di Palazzo Chigi una con la bandiera ucraina e l’altra con quella israeliana. E non le pubblica certo con gioia ma con intento critico.

Il leader di Azione Frontale Ernesto Moroni scrive: “E se i figli di Caino avessero permesso tutto questo spargimento di sangue per giustificare il radere al suolo la striscia di Gaza? Quasi ottant’anni fa con questo modus operandi si appropriarono di una terra non loro”.

Dunque la Meloni ha omaggiato la Sinagoga come atto di coerenza politica al suo nuovo corso ma una certa parte del “popolo della destra” sulle due guerre attualmente in corso, quella palestinese e quella ucraina, non condivide.

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