La vicenda che vede Parisi nuovo “coordinatore” non da tutti riconosciuto di Forza Italia (ad esempio dal deluso Toti)- e federatore del centro – destra, sta scuotendo un afoso agosto milanese; Berlusconi era da tempo alla ricerca di un “uomo nuovo”, un imprenditore, che gli permettesse la rifondazione del partito messo in ginocchio da decenni di confusione e cerchi più o meno magici.
L’ex cavaliere aveva messo gli occhi, negli ultimi tempi, rispettivamente e in ordine cronologico, su Marchini, Bertolaso, di nuovo Marchini ed ora Parisi.
La vicenda Marchini è nota; l’aspirante sindaco di Roma “Arfio” è rimasto a sua volta aspirato da un risultato elettorale fallimentare che ha trascinato nel baratro anche l ‘alleato Forza Italia, diviso la destra e permesso a Giachetti di giocarsi l’inutile finale con la Raggi.
Parisi a Milano ha perso di misura ma è sostanzialmente piaciuto all’ uomo di Arcore che ci riprova di nuovo gettando alle ortiche il governatore della Liguria Toti a cui ha recapitato un beffardo “ciaone”.
In tutto questo il centro – destra risulta ancora, come avvenuto a Roma, diviso in due blocchi contrapposti: da una parte Salvini e la Lega, accusati di social -lepenismo e populismo, dall’altro Berlusconi e i “moderati” (entità mitologica che si incarna come avatar in una zona politica che fu quella della vecchia Democrazia Cristiana). Parisi, studi in CGIL, non ne vuole sapere di destra più o meno estrema e quindi è un “No Salvini”.
A questo punto l’ago della bilancia diviene Giorgia Meloni e il suo Fratelli d’Italia.
La sua scelta sarà fondamentale per rafforzare la componente populista di Salvini oppure di quella moderata di Berlusconi; in ogni caso sarà determinante pe i l modello di centro – destra che si va costruendo in cantiere, fermo restando che sul lungo periodo è inevitabile una coalizione se, come pare, l’Italicum sarà a settembre modificato con il premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista per contrastare il M5S.
Il sentire politico della Meloni che oscilla tra Salvini e Berlusconi è alterno ed ondivago, segno che non c’è ancora quella piena maturità politica che designa un vero leader; il ragionamento di Giorgia sarà probabilmente che è più “sicuro” l’anfratto moderato che quello estremo esposto alle tempeste politiche e mediatiche.
Segno di questo pensiero si è avuto anche in campagna elettorale a Roma quando ha preso le distanze dal fascismo provocando l’ira di Storace e di quell’ambiente “nostalgico” sempre molto forte enna Capitale.
Al ritorno dalle ferie si dovranno chiarire dunque questi nodi politici fondamentali per prepararsi alla battaglia con il centro – sinistra e Grillo senza essere più marginalizzati come è avvenuto alle ultime elezioni amministrative.

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