Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Giuseppe Conte fa saltare il “blocco”. La politica torna in campo?

Giuseppe Conte fa saltare il “blocco”. La politica torna in campo?

Giuseppe Conte fa saltare il “blocco”. La politica torna in campo?
Senatoi – Informativa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’emergenza coronavirus

Affermando che: “il blocco non ha più senso” e decidendo sulle prossime riaperture non a macchia di leopardo ma in tutta Italia, il premier Conte non abbandona la linea della prudenza sul Coronavirus né tanto meno compie un atto sconsiderato o di imperio. Conte ha fatto quel che in democrazia deve fare il capo del governo: informarsi da chi sa, ascoltare chi di dovere e poi, nel rispetto della Costituzione e dei ruoli istituzionali, prendere decisioni che valgono per tutti sapendo che chi sbaglia paga. Quello di Conte è un segnale che va oltre il contingente della pandemia per ridare alla politica il proprio ruolo decidendo sulla vita dei cittadini.

E’ così che l’Italia ha superato i suoi anni più difficili – dopoguerra, ricostruzione materiale e morale, divisioni ideologiche, terrorismo, tragedie naturali ecc. – grazie al consenso, all’autorevolezza e all’autorità democratica della politica e delle istituzioni capaci di dare lalineaal Paese. Così gli italiani, ognuno con le proprie idee politiche e non senza contraddizioni e strappi, remavano nella stessa direzione, nell’interesse nazionale inteso come salvaguardia della propria condizione. Quando invece la politica è orientata o condizionata da altri poteri (nazioni straniere, multinazionali, organizzazioni corporative di categoria, o anche da chi è depositario del potere giudiziario o come oggi del potere scientifico e sanitario), il Paese viene inquinato dalle interferenze di “parte”, dominano i più forti a danno dei più deboli, i cittadini perdono fiducia nelle istituzioni, tutto va in rovina.

Dunque, dopo i tre mesi di pandemia con decine di migliaia di malati e di morti e danni gravissimi sul piano economico e sociale la decisione di ieri del capo del governo è un segnale di svolta per la ripartenza ed è anche il primoaltalla Babele regionale che da settimane imperversa rischiando di disgregare l’unità istituzionale e politica del Paese. Un segnale che, per essere credibile e dare risultati concreti nella vita quotidiana degli italiani, deve trovare coerenza nei fatti, con provvedimenti e decreti non bruciatidai tentacoli della burocrazia. L’Italia fa i conti con tragedie ricorrenti ma non pare che la lezione sia servita. Fra le forze politiche e sociali dominano profonde diffidenze e incomprensioni sul come affrontare l’attuale situazione, oggettivamente non facile.

Fra i partiti c’è una durissima contrapposizione rimpallandosi responsabilità e strumentalizzando le conseguenze della pandemia per convenienze politiche e per fini elettoralistici. Fra maggioranza e opposizione non c’è un comune filo conduttore di “salvezza nazionale” che consenta agli italiani di credere nella politica e operare per il bene comune. Mancano credibilità e sintesi politica e ognuno, anche nella maggioranza di governo, fa e disfa come può e come vuole, per interessi di parte.

Conte, anche con l’ultima decisione sulle riaperture, ci prova a ridare un senso politico a un governo di desaparecidos. La sua rischia di essere “vox clamantis in deserto”, all’interno di una maggioranza tenuta insieme col cerotto del potere, priva di identità e di un progetto politico-programmatico di ricostruzione nazionale. Così, dura minga! Ma: “Se Atene piange, Sparta non ride”: se il centrosinistra vacilla anche nei consensi, nei sondaggi neppure il centrodestra gode. Tanti sono gli italiani delusi, indecisi, attratti dall’astensionismo. Dalle rovine nessuno ne esce indenne, tanto meno i partiti e le rispettive leadership che, stavolta, rischiano di rompersi la testa. Conte compreso. Anzi, Conte per primo, se quella di ieri che spezza il blocco, fosse solo la mossa del cavallo e non un tassello di una strategia per il rilancio del Paese in affanno.