Giustizia, Pd: "No alla riforma che è contro la magistratura. Molto grave che a guidare il referendum sia la premier" - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 18:05

Giustizia, Pd: "No alla riforma che è contro la magistratura. Molto grave che a guidare il referendum sia la premier"

Parla Walter Verini, segretario della Commissione del Senato

Di Alberto Maggi

"Nordio uscendo dal Consiglio dei Ministri che la licenziò la definì blindata. E così è stato"

"Il mio è un NO convinto al referendum. Per diversi motivi. C'erano riforme di sistema (Penale, Civile, Ordinamentale) fatte durante il governo Draghi. Perfette? No, certamente. Ma di "sistema", fatte cioè non contro o a favore di qualcuno, come accaduto per venticinque anni, ma per far funzionare meglio la giustizia quotidiana. Il Governo - glielo dicemmo in tutti i modi, in Parlamento e nel Paese - avrebbe avuto il dovere e l'opportunità di dare le gambe a quelle riforme (più magistrati, personale di Cancelleria, stabilizzazione dei precari e degli addetti agli uffici del Processo; digitalizzazione, processi telematici, etc.).

Dopo un periodo di applicazione si sarebbe potuto fare "tagliandi" per modificare limiti e per correggere. Hanno scelto invece la strada diversa di uno scontro frontale con la Magistratura, la sua indipendenza". Lo afferma ad Affaritaliani Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia del Senato e capogruppo del Partito Democratico in Commissione Antimafia, in merito al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia del 22 e 23 marzo.

"Ragioniamo. La democrazia è in crisi e sotto attacco. In tutto il mondo. In Europa è lo stesso. Le ricette delle destre, anche in Italia sono chiare: uscire dalla crisi restringendola, indebolendola. Non rinnovandola, rafforzandola. Ecco allora il Parlamento che vorrebbero ridurre a mero ratificatore delle volontà dell'esecutivo. Questa riforma ne è un esempio. Nordio uscendo dal Consiglio dei Ministri che la licenziò la definì blindata. E così è stato, senza che il Parlamento potesse toccare una virgola. E per un provvedimento che toccava - e come! - la Costituzione. Ecco allora la voglia di colpire la separazione dei poteri. Ecco quella di indebolire perfino, col premierato, il ruolo centrale di garanzia del Capo dello Stato. Ecco il fastidio per contropoteri democratici: la Magistratura appunto, i controlli, lo stesso giornalismo d'inchiesta", sottolinea l'esponente Dem.

"Questo è il quadro generale. Nel merito: già oggi i passaggi di funzione sono solo uno in carriera. E ogni anno, su 8.500 magistrati ne avvengono una ventina. Ha ragione Franco Coppi:  la cultura della giurisdizione deve essere unitaria e quindi un magistrato che svolge funzioni requirenti e poi giudicanti (e viceversa) avrà un punto di vista più completo. Si prevede un corpo separato di PM, votati solo all'accusa (oggi non è così, in vista di richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione): un colpo al garantismo, da loro conclamato e non praticato. Tanto che - come disse un personaggio come Del Mastro, prima o poi bisognerà mettere i PM sotto il controllo del governo. E poi, i dati smentiscono appiattimenti dei giudici sulle Procure: la metà dei giudizi nei procedimenti contraddicono le richieste dei requirenti. Altro che "completamento del processo accusatorio", aggiunge Verini.

"Il sorteggio è un'altra delle cose non accettabili: noi siamo per le aree culturali della Magistratura, ma contro il correntismo, che troppo spesso ha significato carrierismo e accordi tra correnti. Queste pratiche vanno combattute. Ma non è vero che, anche in Magistratura, "uno vale uno": la strada è quella di una forte e reale autorigenerazione della Magistratura. Anche l'Alta Corte così com'è, è inaccettabile. Riguarda solo i magistrati ordinari e dovrebbe invece, come chiedevamo noi, riguardare semmai solo il secondo grado, le impugnazioni. Sono anche altri gli aspetti pericolosi, secondo noi. La maggioranza si prepara al referendum delegittimando ogni giorno i magistrati: si parla solo di Garlasco, della famiglia del bosco, di altri errori giudiziari. E' un atteggiamento davvero poco responsabile, democraticamente. E secondo me lontano dai principi costituzionali. Ha ragione Violante: si rischia non un referendum sulla separazione ma contro la Magistratura. Ed è molto grave che a guidarlo sia una presidente del Consiglio", conclude Verini. 

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