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Renzi come Eltsin contro Gorbaciov

Ha rottamato il “Pd-Pcus”. L’analisi

La leadership di Renzi è sicuramente anomala anche nell’anomalo panorama politico italiano: governa non eletto dal popolo, legittimato per via secondaria dall’inopinato successo del 40% del Pd alle europee ha scalato la piramide del potere partendo dal suo partito vincendo le primarie dopo averle perse una prima volta.
C’è da dire che il fiorentino l’aveva esplicitamente detto: “Nel 2011 ho capito che il Pd era scalabile” e si è messo al lavoro per farlo, riuscendoci alla seconda botta.
Renzi è intriso di quello spirito “americano” che ebbe il suo precursore in Walter Veltroni: Nutella, figurine, Happy Days, mito delle grandi foreste del Montana e dei grattacieli tutti acciaio e vetro di New York; tuttavia, in questa narrazione, più che agli Usa, si dovrebbe guardare all’ ex Unione Sovietica per capire l’ascesa (e trarne eventuali aruspici sulla discesa) dell’ex sindaco d Firenze.
Infatti, quando in URSS regnava incontrastato Michail Sergeevi Gorbaciov, delfino sia di Jurij Vladimirovi Andropov che di Konstantin Ustinovi Cernenko, un oscuro delegato moscovita, Boris Nikolaevi Eltsin prese il potere “rottamando” l’intera nomenclatura del PCUS sfruttando un mezzo messo a disposizione dalla nomenclatura stessa e cioè la Perestrojka (ristrutturazione) e la Glasnost (trasparenza).
In pochi anni, Boris Nikolaevi Eltsin, dal 1985 (anno di elezione di Gorbaciov alla carica di Segretario del Pcus) al 1989, attaccò sistematicamente Gorbaciov stesso sulla vetustà degli apparati amministrarvi e politici sovietici; fu emarginato dal Pcus ma poi nel 1989 riuscì a farsi eleggere al Congresso dei Deputati del Popolo e nel  maggio 1990 fu incoronato Presidente del Presidium del Soviet Supremo della Repubblica Socialista Federativa Russa; nel  giugno 1991 divenne Presidente della Repubblica Russa e nel dicembre dello stesso anno, il giorno di Natale,  Gorbaciov rassegnò le dimissioni ponendo fine all’ Unione Societica, mentre da qualche mese lo stesso PCUS era stato dichiarato illegale in Urss.
Questa storia, rapportata ovviamente alle diverse dimensioni storiche, non ricorda qualcosa? La vecchia nomenclatura del Pcus non ricorda forse quella del Pd con Gorbaciov/D’Alema /Veltroni stritolati dal meccanismo creato da loro stessi?
Fantapolitica?
A guardar bene no. Semplice storia. Il “populismo rottamatorio” fu anche il grido di battaglia di Benito Mussolini e del Fascismo (basti ricordare l’inno delle camice nere, “Giovinezza”); naturalmente per ottenere risultati occorre essere molto scaltri politicamente e Renzi lo è in quanto cerca di scardinare con l’ Italicum la seconda Repubblica senza neppure avere una maggioranza parlamentare fissa (la vicenda recente di Verdini è esemplificativa) ma questo, appunto, è indice di spregiudicata abilità tattica che si trasforma poi in cifra strategica a lungo andare.
In questa azione non è da sottovalutare l’azione di un uomo, un giornalista ex vicedirettore d’”Europa”, già quotidiano cartaceo del Pd: si tratta di Filippo Sensi.
Portavoce di Francesco Rutelli sia al Comune di Roma che in Alleanza per l’Italia, abile utilizzatore dei nuovi media e blogger lui stesso, fece addirittura dimettere il ministro britannico della Difesa, Liam Fox,  che sbugiardò tramite controlli sul web.
Sensi è la mente dell’azione renziana anche se non è mai in prima fila ma defilato in seconda se non in terza nonostante le nomine ufficiali a Capo ufficio stampa del Pd e portavoce di Renzi.
Tuttavia da lui passa l’intera strategia mediatica di Renzi e in tempi di social media dirompenti questo significa che quasi tutta l’azione di governo e politica passa attraverso il vero Dottor Sottile della cabina di Palazzo Chigi; certamente il suo dottorato in filosofia sulla fenomenologia tedesca è utile per orientarsi anche nella complessa fenomenologia italiana.