Anche stavolta Matteo Salvini ha bruciato tutti sul tempo. E mentre il mondo politico e giornalistico, spiazzato dagli eventi, cerca di riprendersi dallo choc dei nuovi presidenti, il leader della Lega mette rapidamente e a sorpresa le carte in tavola.
L’incarico spetta al centrodestra, dice Salvini. E fissa così un paletto derubricando la convergenza parlamentare di Lega e Cinquestelle a un passaggio necessario, ma solo istituzionale e non politico.
Il resto lo fa l’uomo dei negoziati e dei conti Giancarlo Giorgetti, che entra nel merito e da commercialista smonta il reddito di inclusione caro a Luigi Di Maio.
Et voilà.
Gli editorialisti da talk che ancora stavano disegnando scenari di vero e proprio matrimonio governativo tra i padani e i grillini devono rivedere tutto e tornare al punto di partenza.
Lega e grillini tornano a competere, con lealtà e rispetto, ma da avversari. Gli italiani hanno indicato la rotta dando a Salvini il ruolo di leader del centrodestra e a Di Maio di leader del centrosinistra (per quanto valgano queste definizioni ormai superate). All’interno di un sistema bipolare dell’alternanza.
E i due giovani leader ora lanceranno un’opa all’interno dei rispettivi schieramenti, cercando di fare un boccone di partiti e partitini vicini.
Senza ammucchiate, alternandosi l’uno al governo e l’altro all’opposizione, per i prossimi decenni.
