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Crisi Mercedes, 800 milioni di nuovi tagli: fabbriche a rischio

Crisi Mercedes, 800 milioni di nuovi tagli: fabbriche a rischio
Mercedes

Mercedes prepara fino a 800 milioni di nuovi risparmi in Germania. La crisi dei conti mette sotto pressione fabbriche, lavoro e produzione.

La crisi di Mercedes-Benz entra in una nuova fase e questa volta al centro ci sono direttamente fabbriche, costo del lavoro e occupazione in Germania. Il gruppo di Stoccarda punta a ottenere fino a 800 milioni di euro di ulteriori risparmi sui costi del personale, mentre sul tavolo compare uno scenario fino a poco tempo fa difficilmente immaginabile: la possibile chiusura di uno stabilimento di assemblaggio e di un impianto dedicato ai powertrain se non verrà raggiunto un accordo per rendere più competitiva la produzione tedesca. Non si tratta ancora di una decisione sulla chiusura di due fabbriche. Ma l’avvertimento arrivato dal responsabile della produzione Mercedes-Benz, Michael Schiebe, durante un’assemblea nello stabilimento di Sindelfingen segna un netto cambio di tono. Mercedes ha confermato a Reuters che l’obiettivo resta quello di mantenere tutti i siti tedeschi, ma ha anche riconosciuto che gli attuali costi produttivi, soprattutto quelli legati al lavoro, non sono competitivi a livello internazionale.

Mercedes vuole risparmiare altri 800 milioni

Secondo WirtschaftsWoche, che cita tre fonti vicine alle trattative, il nuovo obiettivo è ridurre fino a 800 milioni di euro il costo del lavoro in Germania. Tra le misure discusse figurano un aumento dell’orario settimanale senza una corrispondente crescita dello stipendio, possibili interventi su bonus, ferie e altre componenti della retribuzione. Dopo l’ipotesi di portare l’orario dalle attuali 35 a 38 ore settimanali, la discussione sarebbe arrivata fino a 40 ore a parità di salario. La trattativa è ancora aperta. I rappresentanti dei lavoratori avrebbero valutato un possibile compromesso basato su due ore aggiuntive alla settimana per un periodo limitato, chiedendo però in cambio nuovi investimenti, prodotti da assegnare agli stabilimenti tedeschi e garanzie sull’occupazione.

Dietro i tagli c’è una crisi di utili e vendite

La pressione sui costi arriva dopo un deterioramento significativo dei conti Mercedes. Secondo un’analisi di Handelsblatt, nel 2025 il fatturato è sceso a 132,2 miliardi di euro, quasi il 10% in meno, mentre l’Ebit è crollato del 57% a 5,8 miliardi. Anche la redditività della divisione auto si è ridimensionata: il margine rettificato è sceso al 5% nel 2025 e per il 2026 Mercedes ha indicato una fascia compresa tra il 3% e il 5%. Le consegne dello scorso anno sono inoltre scese sotto 2,2 milioni di veicoli, il livello più basso dal 2014. Le difficoltà sono proseguite nel 2026. Nel primo trimestre l’utile operativo è diminuito del 17% a 1,9 miliardi di euro, con Mercedes penalizzata dalla concorrenza cinese, dai dazi statunitensi e dall’aumento di alcuni costi. In Cina le vendite sono diminuite del 27% nello stesso periodo. È su questo scenario che si innesta il programma di efficienza del gruppo, che prevede complessivamente una riduzione dei costi di circa 5 miliardi di euro entro la fine del 2027. Mercedes ha confermato a Reuters che il piano procede secondo la tabella di marcia prevista.

Germania più piccola, Mercedes cresce in Ungheria

La questione diventa ancora più significativa osservando come sta cambiando la geografia industriale del gruppo. Mentre in Germania si discute di risparmi, orari più lunghi e possibili chiusure, Mercedes sta aumentando rapidamente la capacità dello stabilimento di Kecskemét, in Ungheria. Con l’apertura di due nuovi capannoni, la capacità produttiva del sito è stata raddoppiata da 200.000 a 400.000 automobili all’anno. Kecskemét è così diventato il più grande stabilimento Mercedes in Europa e il secondo a livello mondiale dopo Pechino. Il confronto economico con la Germania è netto. Secondo Handelsblatt, il costo del lavoro in Ungheria è circa il 75% più basso. Mercedes punta inoltre a raddoppiare dal 15% al 30% la quota della propria produzione europea realizzata nei Paesi a costo inferiore. Parallelamente il gruppo sta ridimensionando la capacità industriale complessiva. Dai 2,5 milioni di veicoli del 2024 si dovrebbe scendere fino a circa 2,2 milioni di unità entro il 2028, mentre la capacità produttiva tedesca è già stata ridotta a circa 900.000 vetture, distribuite principalmente tra Sindelfingen, Rastatt e Brema.

Migliaia di dipendenti hanno già lasciato Mercedes

La ristrutturazione ha già avuto conseguenze sull’occupazione. Ad aprile Handelsblatt riferiva che circa 5.500 dipendenti, prevalentemente impiegati fuori dalle linee produttive, avevano lasciato Mercedes attraverso il programma di incentivi all’esodo. Le offerte erano state rivolte a circa 40.000 dipendenti tedeschi e rientrano nel più ampio tentativo del gruppo di ridurre strutturalmente i costi.

Due stabilimenti Mercedes possono davvero chiudere?

È il punto più delicato dell’intera ristrutturazione. Mercedes non ha annunciato la chiusura di due stabilimenti e non ha indicato ufficialmente quali siti potrebbero essere coinvolti. Schiebe ha però chiarito che, senza una sufficiente riduzione dei costi tedeschi, potrebbero essere messi in discussione un impianto automobilistico e uno dedicato ai componenti powertrain. Handelsblatt riferisce inoltre che tra le ipotesi discusse nello scenario più drastico figurerebbe anche il futuro della produzione di motori di Untertürkheim, secondo quanto riferito dal vicepresidente del consiglio aziendale Michael Häberle. Anche in questo caso non esiste al momento una decisione definitiva. Il confronto con i sindacati sarà quindi determinante. Dietro la trattativa sulle ore di lavoro c’è una questione molto più ampia: decidere quanta produzione Mercedes rimarrà in Germania negli ultimi anni del decennio. Per il gruppo della Stella la sfida è economica prima ancora che industriale. Vendite e redditività sono diminuite, la Cina è diventata un mercato molto più difficile, i costi europei restano elevati e Mercedes deve finanziare contemporaneamente nuovi modelli e tecnologie. La risposta del management passa così da una profonda riduzione della base dei costi e da una progressiva redistribuzione della produzione verso stabilimenti più competitivi. E per la Germania, storica casa industriale della Mercedes, il prezzo di questa trasformazione potrebbe diventare sempre più alto.