Il Pd spera nel recupero finale e nella forza del M5S al Sud per rendere il Senato sostanzialmente ingovernabile
Chiunque, purché non sia Giorgia Meloni. Fonti ai massimi livelli del Partito Democratico spiegano ad Affaritaliani.it che da parte del segretario Enrico Letta “non c’è alcuna preclusione” a un esecutivo di larghe intese dopo le elezioni del 25 settembre, malgrado ufficialmente abbia sempre smentito questa ipotesi.
Il Pd spera nel recupero finale e nella forza del M5S al Sud per rendere il Senato sostanzialmente ingovernabile. E di fronte a un eventuale, difficile ma non impossibile, risultato non netto e comunque a una vittoria dimezzata del Centrodestra, Letta lancerebbe subito la proposta di un nuovo governo di larghe intese. Prima ipotesi guidato ancora da Mario Draghi, come vogliono Carlo Calenda e Matteo Renzi, e in seconda battuta con Giuliano Amato premier, magari per gestire l’emergenza energetica e bollette e tornare poi alle urne, con una nuova legge elettorale, entro 12-18 mesi.
Il presidente uscente della Corte Costituzionale potrebbe, oltre al Pd e alleati, ottenere facilmente il sostegno di Forza Italia, del Terzo Polo e probabilmente della Lega che, di fronte a un risultato non soddisfacente, vedrebbe prevalere l’ala governativa. Fratelli d’Italia e 5 Stelle quasi certamente all’opposizione.


