Fra M5S-Lega la misura è colma. Il limite è stato raggiunto. O, forse, oltrepassato. A segnare la svolta nelle tensioni all’interno del governo sono state le parole pronunciate da Luigi Di Maio a Cosenza, parlando agli attivisti grillini calabresi: “Ogni volta che si deve approvare un provvedimento, in Parlamento o in Consiglio dei ministri, ci dobbiamo sedere a un tavolo io, Conte e quell’altro là e dobbiamo fare un accordo. Ogni volta“.
| LA PRECISAZIONE DELLO STAFF DI LUIGI DI MAIO – “Si fatica a comprendere lo stupore riguardo alle parole pronunciate dal vicepresidente Di Maio nel corso dell’assemblea a Cosenza con gli attivisti M5S. Il vicepresidente non ha infatti mai esitato a sottolineare alcuni aspetti politici, anche pubblicamente. E’ una persona schietta e sincera. Nella fattispecie, si è solo concesso un linguaggio più colloquiale e diretto in virtù della circostanza”. Lo precisa lo staff del vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, inmerito agli audio rilanciati dall’emittente LaC News 24. |
Il numero uno leghista – spiegano fonti di Via Bellerio – preferisce replicare senza esagerare: “Quell’altro? Mah… Posso non stare simpatico ma ho un nome, mi chiamo Matteo…”. Resta il fatto che secondo il capo politico dei 5 Stelle il leader del Carroccio, l’alleato con il quale governo da più di un anno, è ‘quell’altro là’. Nemmeno lo nomina per nome, segno che ormai – al di là del faccia a faccia di settimana scorsa a Palazzo Chigi – i rapporti personali si sono deteriorati. Salvini lo avevo detto a Helsinki, “ho perso la fiducia, anche personale”, salvo poi rettificare quelle parole una volta rientrato in Italia. Evidentemente aveva detto la verità.
Questa mattina i due vicepremier erano seduti in prima fila nella chiesa di Somma Vesuviana per il funerale del vice brigadiere dei carabienieri Mario Cerciello Rega, ma, passato il momento della commozione, M5S e Lega sono tornati a darsele di santa ragione. Di Maio particolarmente attivo. Prima l’affondo sulla Torino-Lione, “Salvini ha cambiato idea sulla Torino-Lione“, ribadendo che userà i voti del Pd per fare un favore a Macron. Guarda a caso è pronta la replica del Carroccio, con il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che su Facebook scrive: “Se il Movimento 5 Stelle vuole sfiduciare il premier che ha indicato lo dica chiaramente, in quanto Conte la scorsa settimana non ha lasciato dubbi sul fatto che la Torino-Lione si finira’. Per questo, una mozione sul tema non e’ un dispetto alla Lega, ma un atto ostile contro Conte”.
Poi il post su Facebook sull’autonomia regionale, “Fare un danno all’Italia? Anche no”, nel quale il leader pentastellato ha rilanciato le critiche al progetto leghista che danneggerebbe il Centro-Sud. Immediata la replica del governatore del Veneto Luca Zaia, che ad Affaritaliani.it ha risposto: “Sono i no di Di Maio che danneggiano il Sud“. Da lì il solito stillicidio di dichiarazioni con botta e risposta tra le ministre Erika Stefani e Barbara Lezzi.
E, ciliegina sulla torta, sono arrivate le parole del vicepremier su Siri. Altra bordata, naturalmente: “Noi siamo l’unica forza politica che è andata al governo per realizzare il programma elettorale. Ci è andata con il 33% quindi non può realizzare tutto ma sempre meglio che realizzare zero e avere al governo quelli che, per esempio, il mio ministero ha fermato e nessuno ha detto niente quando stavano con Siri provando sull’eolico a fare business con la mafia. E l’abbiamo fermato noi al Mise”.
Arriva poi l’ennesimo affondo 5 Stelle che, attraverso lo strumento delle fonti, fanno filtrare un durissimo messaggio contro il Carroccio: “Sentiamo che dovremmo dire sì. Ma sì a cosa? Non c’è una sola proposta della Lega in Parlamento, mentre da 2 mesi stanno bloccando il Paese mettendosi di traverso ad almeno 10 leggi del Movimento 5 Stelle: conflitto di interessi, salario minimo, acqua pubblica, ‘salvamare’, legge sui sindacati militari, taglio degli stipendi parlamentari e molte altre. La Flat tax, invece, è diventata un mistero. Sulla Tav si sono acchitati un regalo a Macron con il Pd, ne risponderanno davanti ai cittadini”. Clima non caldo, caldissimo. Anche se il vero terreno di scontro sono la Legge di Bilancio e la riduzione della pressione fiscale.
Non a caso il capogruppo della Lega al Senato del Carroccio, Massimiliano Romeo, sempre ad Affaritaliani.it, ha dichiarato senza mezzi termini che “se nella manovra non ci dovesse esserci la flat tax, la Lega potrebbe anche non votarla”. Lo scontro è sugli obiettivi e sulle cifre. I 4 miliardi annunciati da Di Maio per la riduzione del cuneo fiscale, emersi dopo l’incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi, sono stati definiti insufficienti dal Carroccio. Non solo, e la flat tax? Da dove si prenderanno i soldi? E infatti Salvini ha messo nel mirino il titolare dell’Economia Giovanni Tria in quanto custode dell’accordo con Bruxelles.
Il premier Conte e il numero uno di Via Settembre si sono impegnati con la Ue a non varare riduzioni delle tasse in deficit ma solo finanziandole con la spending review. Peccato che se così fosse la flat tax leghista diventerebbe una ‘mini-super-ultra flat tax’, oltre al fatto che è quantomeno bizzarro prevedere due interventi fiscali (cuneo e aliquote Irpef) solo perché le anime della maggioranza non trovano l’intesa. Sullo sfondo c’è anche l’atteggiamento con la nuova Commissione europea. Il M5S, ascoltando Conte, ha votato Ursula von der Leyen, ma il Carroccio si è schierato contro attaccando il sì decisivo dei pentastellati amici di Merkel e Macron.
Insomma, un fritto misto, una maionese impazzita che ha fatto impennare la temperatura della politica con il ritorno prepotente dell’ipotesi crisi. E tra qualche giorno (il 6 agosto) il Decreto Sicurezza bis arriva al Senato dove la maggioranza è risicata e i mal di pancia 5 Stelle non mancano (qui l’esecutivo rischia davvero). Giancarlo Giorgetti ha usato l’ironia per descrivere la situazione: “Il governo è come questa bella giornata, l’altro ieri qui c’era un temporale che sembrava venisse giù il mondo, ieri era nuvoloso, oggi c’è sereno. Le giornate passano così“.
Di solito, intorno a Ferragosto, arriva la burrasca che segna l’imminente cambio di stagione e l’inesorabile declino dell’estate. Vuoi vedere che l’improvvisato meteorologo Giorgetti ha voluto lanciare un segnale sibillino e recondito? Cosa c’è dopo l’estate? E dopo l’autunno? Appunto.

