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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Il Pd barcolla sul ring e Silvio Berlusconi è pronto a stenderlo con un gancio. Dopo la (quasi) sconfitta alle elezioni di febbraio e all'impasse sulla formazione del governo, i democratici hanno fatto una pessima figura anche nella partita del Presidente della Repubblica. L'incapacità di Bersani di far convergere il partito su una personalità condivisa ne è la prova. Non solo. La partita del Colle ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le divisioni all'interno del partito, con Matteo Renzi pronto a scalare la segreteria e l'ala sinistra del partito in procinto di lasciare il partito per formare 'qualcosa' di nuovo insieme a Sel e al ministro Barca.

I sondaggi danno il Pd in caduta libera (così come il Movimento di Grillo), mentre il Pdl ha fatto la figura del partito responsabile. Durante la votazione di Franco Marini, Berlusconi ha tenuto assieme il suo partito (e la Lega Nord) che ha votato in maniera compatta il candidato concordato. E dopo il flirt del Pd con Romano Prodi (finito male), Bersani è dovuto tornare a cercare delle convergenze con l'acerrimo nemico per un Napolitano bis. Come conseguenza interna il segretario ha fatto un passo indietro e con lui tutta la segreteria.

Ora Napolitano varerà nel più breve tempo possibile un governo di larghe intese. Che sia con Amato premier oppure con Enrico Letta Presidente del Consiglio poco importa, Berlusconi non ha intenzione di sostenerlo per lungo tempo. Anzi, lo affonderà alla prima occasione. Magari dopo le inevitabili polemiche sulla legge finanziaria, in autunno quindi, oppure all'introduzione della Tares, a dicembre. Il Cavaliere ha intenzione di replicare la sua vecchia strategia (già messa in atto con l'Ici e l'Imu). Giocarsi la partita delle tasse e puntare sul malcontento dei cittadini.

Il suo obiettivo è quello di andare alle urne il prima possibile (forse già ad ottobre), per capitalizzare la sconfitta Pd e muoversi prima che Renzi rianimi il Centrosinistra. In questo momento infatti il Partito Democratico è preda delle divisioni intere e degli sciacalli che strappano brandelli di carne. Ci vorranno mesi prima che si riprenda e una nuovo leader si imponga ricompattando il partito (anche a costo di scissioni). Berlusconi deve agire prima che questo avvenga e soprattutto prima che gli italiani si dimentichino la figuraccia del Pd di questi mesi.

 

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