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Politica
Governo, “Recuperare Renzi? Certo che sì”. Nel M5s c'è chi tende la mano a Iv

Mentre col passare delle ore, nella crisi più pazza del mondo, comincia a vacillare il fronte della chiusura totale nei confronti di Matteo Renzi e nella maggioranza si fa sempre meno granitica la posizione di chi fino a questo momento ha sostenuto a spada tratta la tesi del “O Conte o voto”, il deputato del Movimento Cinque stelle Giorgio Trizzino, tra i primi nella coalizione a farsi promotore del dialogo con tutte le forze politiche, ha gioco facile nel dire: “Sono stato l’unico ‘incosciente’ a sostenere fin dall’inizio la necessità di non arroccarsi e di aprire al confronto. E adesso vedo che piano piano la goccia sta scavando la roccia”. Intervistato da Affaritaliani.it, Trizzino quindi insiste: “Confrontarsi fino in fondo e fino all’ultimo. Questa è la chiave. Ho sostenuto la necessità di non chiudersi a riccio neppure con le opposizioni, sempre naturalmente nel rispetto dei ruoli, figuriamoci se non considero possibile un confronto con Matteo Renzi. Che il leader di Italia viva abbia sbagliato strategia è fuori discussione, ma la politica è arte del compromesso, nel senso alto del termine”.

Trizzino, ha condiviso dunque le parole di Romano Prodi?
Assolutamente sì. Sostengo che sia fondamentale tenere aperto un canale di dialogo con chiunque. Bisogna, infatti, allontanare l’ipotesi di un governo prossimo guidato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E’ impensabile che l’Italia possa essere retta da questa destra nazionalista che ha dimostrato limiti immensi non solo dentro i nostri confini. Ma il dialogo è irrinunciabile soprattutto per le sfide urgenti che dobbiamo affrontare, ossia il Recovery plan, il piano vaccinazione e il risanamento del nostro sistema sanitario nazionale.

In concreto, allo stato attuale, queste “larghe intese” dovranno passare per un Conte ter oppure il presidente del Consiglio è sacrificabile?
Più che di larghe intese parlerei di unità d’intenti nell’interesse del Paese, ma con una visione europea, se non mondiale. Perché la prima cosa da comprendere è che non ci salva da soli da questa pandemia. Slogan tipo “Prima gli italiani” o “Avanti gli italiani” non portano da nessuna parte. A partire da questo assunto continuo a ripetere che per costruire un progetto duraturo per il Paese occorra l’apporto di tutti, anche delle minoranze. Pure degli stessi Salvini e Meloni, convincendoli ad un approccio diverso.  

Non ha risposto alla mia domanda, però.
Le rispondo dicendo che si tratta di tecnicalità di tipo costituzionale. Il percorso da seguire e la soluzione migliore dovranno essere valutati dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio. L’importante però è non perdere di vista l’obiettivo. Che non è Renzi sì o Renzi no oppure con chi fare il prossimo governo. E su altro che ci si deve interrogare.

Su cosa, in particolare?
Su chi dovrà controllare che le risorse del Recovery siano ben spese e non vadano a finire nelle tasche della mafia o della ‘ndrangheta, per esempio. Ma anche su chi impegniamo nell’ammodernamento e rifondazione del sistema sanitario nazionale. Senza dimenticare la sfida dei vaccini, che non va affrontata in un’ottica di sopravvivenza, bensì come se il Paese fosse in guerra.

Tuttavia, prima bisogna avere un governo saldo in sella. A questo proposito, una maggioranza Ursula potrebbe essere realizzabile?
Se intesa come insieme di forze progressiste con una visione democratica ampia.

Avendo aperto al dialogo con le opposizioni, è scontato che sia favorevole a una ripresa del confronto con Renzi. E’ così?
Certo. Posso dire di aver fatto un po’ da apripista, attirandomi anche numerose critiche. Piano piano, però, diversi stanno arrivando alle stesse conclusioni. Ben venga tutto ciò. Il mio intento era proprio lasciare aperta una porta pure con i renziani.  

La verità, però, è che lo stallo permane. Non crede che abbiano avuto la meglio solo i personalismi sia da parte di Italia viva che da parte di Conte e del governo?
Che Renzi abbia personalizzato e sbagliato strategia è evidente. Perché tutto quello che legittimamente voleva chiedere poteva chiederlo in altro modo. Non credo, infatti, che Conte e il governo abbiano mai rifiutato il confronto. Tant’è che il Recovery è stato modificato. Ma anche in altre precedenti occasioni il dialogo alla fine ha prevalso, l’arte del compromesso ha avuto la meglio.

Quindi, nessun personalismo a palazzo Chigi?
La ragione non sta mai da una parte o dall’altra, ma sempre a metà strada. Certamente, degli errori di valutazione e di comunicazione ci sono stati anche da parte governativa. Non sono peccati mortali, però. Quindi, si può sempre ragionare. Non è lasciare il banco, come ha fatto Renzi, la soluzione migliore.

Intanto, sulla Relazione sulla giustizia del ministro Bonafede, nelle due Camere, ma soprattutto al Senato, il governo rischia seriamente di andare sotto. Conte dovrà dimettersi prima, secondo lei, per tentare la strada di un reincarico?
La soluzione non sono le dimissioni. Ripeto: l’unica strada da tentare è il dialogo fino in fondo e fino all’ultimo momento utile. Poi, la mia opinione è la seguente: ritengo che sarebbe più prudente un rinvio di qualche giorno della Relazione. Per poterla affrontare quando ci saranno le idee chiare su come gestire questo momento di forte incertezza. Adesso, infatti, sarebbe solo un ulteriore ostacolo a una riflessione, che è già difficile fare tutti insieme.

Proprio oggi il viceministro ai Trasporti Giancarlo Cancelleri sottolinea su La Stampa come nessuno possa ritenersi indispensabile. Condivide questo pensiero? E se sì, vale anche per il premier Conte?
Sono da sempre dell’avviso che nessuno sia indispensabile. Anzi, penso che chi si ritenga tale pecchi di superbia. Applicandolo alla situazione attuale, quindi, è un discorso che vale per tutti, ministri e sottosegretari. L’unico indispensabile è il presidente della Repubblica Mattarella. Insomma, citando Califano, “Tutto il resto è noia”.
 
I vertici del Movimento sostengono invece la linea del “O avanti con Conte o urne”. Lei sembra non condividerla, allora.
Sono convinto che neanche loro alla fin fine siano così decisi. E’ chiaro che il momento è difficile. Tutte le opzioni sono sul tavolo. Non ci sono certezze in questa fase. Se non una, che poi è l’unica che può portare frutti: il confronto. Questa è la chiave per uscire dall’impasse.  
 

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