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Politica
Governo, scoppia il caso Durigon. Il M5S (e non solo): "Dimissioni"

Il sottosegretario Claudio Durigon è tranquillamente al lavoro, nello stesso tempo il suo avvocato ha già presentato dieci querele. Lo rende noto la Lega dopo l'articolo di Fanpage che ha scatenato la nuova bufera nella maggioranza. Fonti del partito guidato da Matteo Salvini escludono l'ipotesi di dimissioni.

Governo, imbarazzo M5S-Pd-Leu su caso Durigon. Pressing per dimissioni - "Imbarazzo e malessere" da parte M5S, Pd e Leu dopo il video inchiesta di Fanpage che 'cattura' una frase del sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, che sui fondi della Lega afferma: "Il generale che fa le indagini lo abbiamo messo noi". E' quanto apprende LaPresse da fonti della maggioranza che non escludono che il tema venga affrontato nella riunione del Consiglio dei ministri di oggi. L'aspettativa, filtra, è quella delle dimissioni dell'uomo del Carroccio, altrimenti, viene spiegato, "si potrebbe valutare una mozione di sfiducia". La nomina dei sottosegretari avviene su su proposta del presidente del Consiglio.

LEGA: DI MAIO, 'POLITICA HA DOVERE TRASPARENZA, MI AUGURO DURIGON CHIARISCA' - ''Cosa penso del caso Durigon? Penso che indipendentemente dal colore politico la trasparenza sia un dovere. Di fronte a ogni più piccolo dubbio o sospetto il soggetto politico ha il dovere di spiegare e chiarire la sua posizione. Quindi mi auguro che questo chiarimento arriverà già nelle prossime ore''. Così il ministro agli Affari esteri Luigi Di MAIO, sentito telefonicamente dall'AdnKronos.

Lega: Toninelli, Fanpage non lascia scampo, Durigon lasci - "Durigon non puo' piu' rappresentare il governo italiano. Quanto emerge dal video-inchiesta di Fanpage non lascia spazio a dubbi. In attesa che possa intervenire anche la magistratura, gia' oggi possiamo dire che il nostro principio costituzionale di "disciplina ed onore" che un rappresentante delle istituzione come lui deve seguire sia venuto meno. Questo basta e avanza perche' Durigon si dimetta dal delicato quanto importante ruolo di sottosegretario all'Economia. Cosi' potra' avere il tempo di chiarire cio' che e' emerso dalla puntuale inchiesta di Fanpage, senza piu' scappare e non rispondere a legittime domande che gli sono state poste. Non di meno dovra' fare il segretario della Lega Matteo Salvini che deve quanto prima fare chiarezza sugli intricati rapporti che sono emersi con il sindacato UGL. Non possiamo far finta di nulla. La politica deve essere la prima ad agire con onesta' e trasparenza. Prima di tutto sui soldi che i partiti impiegano per le proprie attivita' politiche. Siamo di fronte ad una questione di Stato ed giunto il momento che anche Salvini inizi ad abbandonare la becera propaganda e si occupi di tutte quelle scottanti questioni interne al proprio partito. Gli italiani si meritano rispetto ma soprattutto si aspettano buoni esempi da parte di chi li dovrebbe rappresentare nelle sedi istituzionali". Lo afferma Danilo Toninelli senatore M5S.

Lega:Silvestri(M5s),Durigon incompatibile con ruolo che ha - "Dall'inchiesta di Fanpage.it emergono elementi che rendono Claudio Durigon incompatibile con il ruolo di sottosegretario al Mef. Inutile girarci intorno. Le sue parole ('Il generale che fa le indagini lo abbiamo messo noi') a proposito delle inchieste giudiziarie sulla Lega gettano ombra sulla Guardia di Finanza ed evidenziano un modo di agire sconcertante e assolutamente da condannare". Lo dichiara in una nota Francesco Silvestri, deputato del MoVimento 5 Stelle e tesoriere del Gruppo a Montecitorio. "Durigon - aggiunge il pentastellato - ha un ruolo da protagonista nella Lega e adesso dovra' fare chiarezza. L'inchiesta, tra l'altro, ripercorre la sua carriera politica, descrivendo diversi aspetti opachi fino alla sua imbarazzante rivendicazione: aver nominato il generale della Guardia di Finanza che sta indagando sulla Lega di Matteo Salvini. Cio' non e' tollerabile", conclude.

Lega: Lomuti (M5s) chiede dimissioni Durigon in aula Senato - "Le gravissime parole del sottosegretario Durigon esprimono concezioni non compatibili con le funzioni di governo. Invitiamo il sottosegretario a rassegnare le proprie dimissioni". A chiederlo in Aula e' il senatore Arnaldo Lomuti del M5s, riferendosi alle rivelazioni dell'inchiesta di Fanpage che "se vere, sono un fatto grave e non ammette nessun tentennamento. "E' necessario che venga chiarito perche', occupando il sottosegretario una posizione cosi' apicale in un momento in cui arrivano fondi europei, non possiamo permetterci alcuna ombra". E ha concluso: "Occorre chiarire se si tratta di un millantatore che offende l'immagine e onorabilita' del governo o meno".

LEGA: MAJORINO (PD), 'COME FA DURIGON A STARE AL SUO POSTO?' - "Ma come fa #DURIGON a stare al suo posto?". Lo scrive su Twitter l'europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino.

Lega: Fratoianni, Durigon incredibile,Salvini intervenga - "Dopo aver visto la video inchiesta e aver letto gli articoli di Fanpage, consiglierei al sen. Salvini di smetterla con le sue ossessioni nei confronti delle Ong, e di dedicarsi piuttosto a quanto viene denunciato in questa inchiesta. Gli intrecci societari, le commistioni affaristiche tra Lega e societa' private, il rapporto strano tra Lega e Ugl, i rapporti ambigui con mondi legati alla criminalita' organizzata a Latina svelati dall'inchiesta appaiono estremamente preoccupanti e necessitano della massima chiarezza e trasparenza." Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. "E ancora piu' inquietanti - prosegue il leader di SI - sono gli aspetti relativi al membro del governo Durigon, ai suoi comportamenti e alle sue parole. Anche i riferimenti ad un ruolo opaco della Lega nelle inchieste e su alti ufficiali della Guardia di Finanza che stanno eseguendo le indagini, aprono uno spaccato ancora piu' grave." "E' per questo che chiediamo al presidente Draghi di fare chiarezza e pulizia. Presenteremo un'interrogazione parlamentare perche' il governo risponda alle troppe pagine oscure in questa vicenda. E agli amici del Pd e del M5S chiediamo pero' - conclude Fratoianni - di non essere silenti: quello che e' emerge dall'inchiesta giornalistica e' gravissimo."

Lega, Colletti(Ac): Gravi parole Durigon, governo riferisca subito - “Da un’ottima inchiesta giornalistica pubblicata sul sito Fanpage veniamo a scoprire che il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, ripreso con una telecamera nascosta, sostiene di non aver paura degli sviluppi sul caso dei 49 milioni confiscati alla Lega dalla procura di Genova perché, dice testualmente: ‘Quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi’ ”. Lo dichiara Andrea Colletti, deputato e coordinatore della componente l’Alternativa C’è a Montecitorio.“Parole inquietanti- aggiunge- e gravissime. Presenterò un’interrogazione affinché il ministro dell’Economia Daniele Franco venga al più presto a riferire in parlamento sull’operato del suo sottosegretario e una al ministro della giustizia Cartabia sullo sviluppo delle indagini che riguardano il partito di Matteo Salvini. In ogni caso Durigon dovrebbe dimettersi per le sue parole e per tutta una serie di rapporti opachi a lui riconducibili emersi dall’inchiesta di Fanpage”.

IL CASO SOLLEVATO DA FANPAGE.IT - “Quello che indaga della guardia di finanza“, “il generale”, “lo abbiamo messo noi“. A parlare, ripreso da una telecamera nascosta, è l’attuale sottosegretario all’Economia del governo Draghi Claudio Durigon, eletto alla Camera nel 2018 con la Lega. La rivelazione è contenuta nella prima puntata della video-inchiesta Follow the money realizzata da Backstair, il team investigativo di Fanpage.it composto da Carla Falzone e Sacha Biazzo, con Marco Billeci e Adriano Biondi. Nel filmato, registrato durante una cena con i responsabili di alcune società di formazione, Durigon confida di non preoccuparsi delle indagini della magistratura che riguardano il suo partito. “I tre commercialisti? Tutte cazzate“, dice senza essere ripreso, riferendosi evidentemente ad Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, i commercialisti legati al Carroccio arrestati nell’inchiesta milanese sul caso Lombardia Film Commission. “Lascia perdere, sono i giornali, fidati di me”, aggiunge. Al che il suo interlocutore lo incalza: “Veramente? Ci sta lui che sta facendo le indagini? Proprio questo della Finanza?”. La risposta: “Shhh, dai“.

Nell’inchiesta di Fanpage viene ricostruita tutta la carriera del parlamentare – oggi vicinissimo a Matteo Salvini – che prima di entrare a Montecitorio è arrivato a ricoprire la carica di vicesegretario del sindacato Ugl. La sua ascesa sarebbe cominciata tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, quando il Carroccio è in difficoltà per il blocco dei conti nell’ambito dell’inchiesta sui famosi 49 milioni. A gennaio il leader leghista annuncia un “accordo di reciproca e proficua collaborazione” con l’organizzazione sindacale. Poche settimane dopo è ospite d’onore al congresso Ugl che conferma Francesco Paolo Capone segretario, mentre Durigon è il suo vice. I cronisti della testata diretta da Francesco Piccinini raccontano come il sindacato abbia fornito uomini nelle aree in cui la Lega cercava di radicarsi – alcuni dei quali oggi in Parlamento – supporto durante eventi pubblici, persino la sede del team social di Salvini (la “Bestia”). La squadra guidata da Luca Morisi, infatti, dopo le elezioni 2018 ha trasferito i propri computer a Roma, al primo piano della sede dell’Ugl, in via delle Botteghe Oscure.

Nella video-inchiesta ha poi spazio l’agenzia Ital Communications di Attilio Lombardi. Giancarlo Favoccia, eletto vicesegretario di Capone insieme a Durigon nel 2014 e poi estromesso, sostiene che quella società – a cui è stata affidata la comunicazione del sindacato – si sia occupata informalmente con i soldi ricevuti dall’Ugl anche di curare la campagna elettorale di Durigon per le politiche e la sua comunicazione nei mesi a seguire. Fanpage accende anche il faro sui conti del sindacato – mai resi pubblici – e sulla sua rappresentatività, stimata in quasi due milioni di iscritti. Un centinaio di lavoratori aderenti, però, ha contestato il dato e ha presentato denuncia penale per truffa ai danni dello Stato. La loro ipotesi è che il numero reale degli iscritti non superi i 65-70mila. Sul caso sta indagando la procura di Roma. Tutte vicende che – ricostruisce la testata online – hanno portato diversi esponenti dell’Ugl all’espulsione. Per placare gli animi di alcuni ex amici dell’Ugl, però, Durigon avrebbe tentato anche altre strade. Ripreso in video all’uscita da un ristorante, il leghista parla così con un sindacalista: “Noi anche in Puglia dobbiamo fare delle nomine. A noi che cazzo ce ne frega? Io ti posso pure buttare dentro qualche nomina”. In quella Regione, però, pochi giorni dopo avrebbe vinto il centrosinistra.

A livello elettorale il ruolo di Durigon è stato decisivo soprattutto in provincia di Latina, la sua città natale. Dopo la sua discesa in campo, infatti, l’area è diventata la roccaforte del Carroccio nel Lazio. Fonti coperte citate dai giornalisti del team Blackstair di Fanpage rivelano i legami del sottosegretario nella provincia pontina investita da diverse inchieste dell’antimafia per infiltrazioni mafiose nella politica. Un nome che ritorna spesso è quello di Simone di Marcantonio, imprenditore a capo della Gestione & Soluzioni. Secondo la Dda, attraverso la società Ride Srl sarebbe uno dei prestanome di Sergio Gangemi, già condannato a 9 anni in primo grado dalla procura di Velletri per estorsione con metodo mafioso. Di Marcantonio, il cui ruolo nelle vicende giudiziarie è ancora da chiarire, compare inoltre in diverse iniziative elettorali della Lega di Salvini nel Pontino ed è stato nominato da Durigon dirigente sindacale Ugl per le partite Iva nel Lazio poco prima di dimettersi dalla carica di vicepresidente dopo essere stato eletto a Montecitorio. Nella video-inchiesta si fa poi il nome dell’imprenditore Luciano Iannotta, titolare della Italy Glass ed ex presidente di Confartigianato Latina, arrestato nel settembre 2020 con le accuse di estorsione, corruzione e detenzione di armi. Una fonte citata da Fanpage sostiene che Iannotta si sia adoperato per supportare la corsa elettorale di Durigon offrendogli un appartamento nel centro di Latina nel palazzo “Pegasol” come base per il comitato. A collegare i due ci sarebbero anche le serate di apertura e chiusura della campagna elettorale delle politiche 2018 che il leghista ha organizzato in un locale sulla via del Lido di Latina. Il ristorante, riferisce ancora la testata di Piccinini, era gestito da uno dei sodali dell’imprenditore oggi al centro delle indagini.

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