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Politica
Governo/ Si lavora alla squadra, ancora limature sui sottosegretari

Ancora una notte, forse due, di trattative e poi la squadra di governo sara' completata. Si allungano infatti i tempi, rispetto alle previsioni della maggior parte dei ministri, per mettere a punto tutte le caselle di viceministri e sottosegretari del governo Renzi. Non si terra' questa sera il Consiglio dei ministri che alcuni ipotizzavano gia' per le prossime ore, di certo slittera', forse a domani forse a dopodomani, dopo una gia' lunga notte che ha visto far tardi negli uffici del premier Luca Lotti, Lorenzo Guerini e gli sherpa delle diverse aree. Una delle possibilita' che si fa strada, tra l'altro, e' che si possa convocare una riunione unica in cui stabilire la compagine al completo, insieme a un provvedimento che sani gli effetti della decadenza del Dl Salva Roma.

Il premier vorrebbe mantenersi su una compagine piu' piccola di quella di Enrico Letta, si parla di 40-46 posti al massimo, ma resta complicato il puzzle che deve trovare un equilibrio tra le direttrici uomini-donne, Nord-Sud. E sarebbe proprio il nodo delle quote rosa a far slittare di qualche ora la decisione finale. I ministeri di peso dovrebbero avere 3 tra sottosegretari e viceministri, quelli piu' piccoli due, ma c'e' chi sta facendo notare che alcuni ministeri 'piccoli' hanno in realta' dossier pesanti, come ad esempio i Rapporti con il Parlamento che si e' accorpato con le Riforme, nodo di non poco conto per le politiche messe in campo dal premier.

Nello schema ipotizzato, al Pd dovrebbero andare al massimo 25 tra sottosegretari e viceministri, di cui una decina alle diverse minoranze. Tre sottosegretari dovrebbero avere i Popolari per l'Italia e di certo almeno due viceministri Ncd e un viceministro a Scelta civica, oltre ovviamente a diversi sottosegretari. Sono dati poi in entrata, di certo, sia Bruno Tabacci sia Riccardo Nencini, quest'ultimo viceministro alla Cultura o agli Esteri.

Nel Pd, scontato l'approdo di Luca Lotti a sottosegretario alla presidenza del Consiglio anche se la delega ai servizi dovrebbe restare al veltroniano Marco Minniti. A palazzo Chigi, con la delega agli Affari europei, e' in corso un ballottaggio tra Enzo Moavero Milanesi e il prodiano Sandro Gozi al momento favorito.

Si da' per certo l'ingresso del renziano Erasmo D'Angelis, confermato alle Infastrutture o spostato all'Ambiente. Sempre in quota renziana, David Ermini potrebbe andare alla Giustizia, Angelo Rughetti forse all'Interno dove sarebbero in calo le quotazioni del franceschiniano Emanuele Fiano e si parla invece di una conferma dell'ex popolare Gianpiero Bocci. Dovrebbe rientrare anche Domenico Manzione, uscente all'Interno, ma non ancora stabilita la sua collocazione, mentre incertezze vi sono sul sottosegretario alla Cultura uscente Simonetta Giordani. Per l'Istruzione e' data in predicato anche Simona Malpezzi. E si parla poi di Ivan Scalfarotto. A oggi, pare difficile l'ingresso di Simona Bonafe' data pero' in arrivo in segreteria. In calo l'ipotesi Tobia Zevi. Mentre si starebbe lavorando a un posto per Simonetta Rubinato.

Per Areadem, Antonello Giacomelli potrebbe essere nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, posto per cui e' in ballottaggio anche l'uscente Giovanni Legnini che comunque dovrebbe far parte del governo ma in un dicastero economico. Sempre vicino a Dario Franceschini sono il viceministro degli Esteri uscente, Lapo Pistelli, avviato a una riconferma, Piepaolo Baretta di nuovo all'Economia dove e' in pole position anche Enrico Morando. In calo le quotazioni di Bruno Astorre. Sempre per Areadem circola anche il nome di Pina Picierno, Francesca Puglisi aspirante all'Istruzione, Manuela Ghizzoni e Mariangela Bastico.

Ai Rapporti con il Parlamento si parla di una conferma di Sesa Amici e di Sabrina De Camillis, ma potrebbe aggiungersi un sottosegretario alle riforme. Giusy Nicolini, sindaca di Lampedusa, potrebbe essere chiamata a occuparsi di Integrazione.

L'area bersaniana dovrebbe riconfermare, oltre a Legnini, anche Filipo Bubbico, Paolo Fadda gia' sottosegretario alla Salute, Maria Cecilia Guerra gia' al Welfare e Claudio de Vincentis ma non piu' allo Sviluppo economico. Si starebbe poi spingendo per la toscana Elisa Simoni e ancora circola l'ipotesi Davide Zoggia. Le trattative sono ancora aperte e a condurle sarebbero Roberto Speranza, Guglielmo Epifani e Gianni Cuperlo.

Tra i giovani turchi, che al governo hanno gia' Andrea Orlando, Silvia Velo potrebbe spuntarla, come sottosegretario ai Trasporti, su Francesco Verducci e Guido Calvisi, quest'ultimo con possibile destinazione Ambiente. Sempre all'Ambiente potrebbe andare Chiara Braga, che lascerebbe pero' un posto libero nella segreteria Pd. Circola ancora il nome poi del dalemiano Umberto de Basso de Caro. E si parla di un possibile ritorno dell'ex popolare Giorgio Merlo.

Da Firenze dovrebbe arrivare, allo Sport, Eugenio Giani. E' stata poi compilata una rosa di nomi di altri senatori, tra cui Isabella de Monte, Nadia Ginetti, Giorgio Tonini e Stefano Lepri.

Non entrera' nessun civatiano e nessun lettiano. E' dato per certo invece l'arrivo di Vito De Filippo, ex presidente della Regione Basilicata, che gia' si diceva dovesse entrare nell'esecutivo Letta .

I tre Popolari per l'Italia in arrivo al governo sarebbero Mario Giro agli Esteri, Aldo Di Biagio, Tito Di Maggio. Ma c'e' anche l'opzione Mario Mauro alla Coesione territoriale. E Andrea Olivero.

In Ncd si da' per certa la conferma della maggior parte dei sottosegretari uscenti, con l'ingresso di Barbara Saltamartini, e due viceministri: Enrico Costa alla Giustizia e Luigi Casero, forse non piu' all'Economia.

In Scelta civica, Benedetto Della Vedova dovrebbe essere nominato viceministro o sottosegretari all'Economia. Si parla poi di Enrico Zanetti, Carlo Calenda, della conferma di Ilaria Borletti Buitoni sempre alla Cultura. Infine, nel novero delle possibilita' l'arrivo di Stefano Parisi o del renziano Paolo Coppola alle Comunicazioni. Proprio le difficolta' legate alla formazione della squadra di governo potrebbero avere influito sull'esame di un provvedimento chiave come la legge elettorale. "Un voto segreto a trattative ancora in corso sarebbe stato rischioso", ha sottolineato un deputato.

Del resto i malumori non mancano nella minoranza del Pd, soprattutto in Senato e vanno oltre il completamento della compagine governativa. Ma dal confronto anche duro di due giorni fa in assemblea del gruppo, prima della fiducia, e' maturata la linea del confronto interno provvedimento dopo provvedimento, un metodo che avrebbe tranquillizzato un vasto settore della minoranza. Domani, pero', la direzione affrontera' la delicata questione dell'ingresso del Pd nel Pse, con gli ex popolari sul piede di guerra e qualche dissenso anche nella compagine dei renziani stretti.

Poi si guarda alla segreteria e al riassetto che si rendera' necessario con l'uscita di diversi componenti in direzione del governo. Lorenzo Guerini e' dato sempre come reggente cosi' come si continua a parlare di un possibile ruolo di punta per Deborah Serracchiani. Ma sul rinnovo della squadra di largo del Nazareno c'e' chi frena. "Che senso avrebbe con Renzi al governo e ministri del Pd di punta che senso avrebbe formare una segreteria di seconde file? Altro conto sarebbe coinvolgere figura di punta o limitarsi a creare magari una commissione ad hoc per preparare le europee", ha spiegato un esponente della minoranza.

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