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Politica

di Angelo Maria Perrino

"Morto che parla": Pierluigi Bersani se l'è proprio cercata la rasoiata di Beppe Grillo. Ben gli sta! Ma come pensava di coinvolgere Beppe Grillo in un accordo di governo, un governicchio, con maggioranza risicata e variabile, che rieditasse le formule da prima Repubblica della non sfiducia di andreottiana memoria? Mancano solo le convergenze parallele di Aldo Moro.

Ma il segretario del Pd ha mai visto o letto qualche documento dei grillini o qualche comizio del loro leader? E' consapevole della carica antisistema che essi rappresentano e sulla quale hanno costituito la loro strategia vincente e il loro capitale politico? A giudicare dalla prima, sconcertante uscita del leader amico del giaguaro dopo il voto sembrerebbe proprio di no. E allora vien fatto di chiedersi: ma dove vive il segretario del Pd? E i suoi consiglieri e collaboratori politici e mediatici? E i suoi alleati?

E' evidente, e noi lo abbiamo scritto per primi sin da lunedì pomeriggio, quando si è profilata l'ingovernabilità e si è intravisto il cul de sac politico e istituzionale, che c'è una sola via d'uscita, ossia una grande coalizione Pd-Pdl, l'unica che ha i numeri per ottenere una maggioranza in Parlamento.

La campagna elettorale è finita. Silvio Berlusconi non piacerà a sinistra (ma se ne accorgono adesso? E finora dov'erano, visto che è in pista da vent'anni a vario titolo?), ma è il leader nuovamente consacrato del centrodestra e ha ottenuto quasi gli stessi voti del Pd. Dunque come è pensabile cancellarlo dalla scena politica? E soprattutto come è pensabile prescindervi se non vi sono alternative?

Dunque bisogna fare di necessità virtù, turarsi il naso e baciarsi tra rospi, come è stato fatto quando è stato varato il governo Monti, sorretto, appunto, dalla strana maggioranza Pdl-Pd (più il defunto Udc di Casini).

Ci vuole un governo di larghe intese, con un premier competente e autorevole (perché i problemi sono complessi e non c'è da scherzare), politicamente stinto, poco caratterizzato, low profile. Un uomo che non faccia ombra a nessuno politicamente e che stia bene ad entrambi gli schieramenti. Con un programma di cose concrete, magari di legislatura, da concordare prima della fiducia e da blindare in Parlamento per evitare siluri e stop and go. Quella che si chiama governabilità e che rassicura i mercati internazionali, che hanno una gran fretta di azzannarci.

Ci vuole un governo Monti senza Monti, che si è bruciato con le sue mani. Un governo Monti con un programma diverso, più equo e meno recessivo.

Noi abbiamo proposto Corrado Passera, ministro di Monti che si è defilato al momento giusto per non finire nelle beghe e nei Casini: il banchiere lungagnone gode di simpatie bipartisan, è relativamente giovane, ha già dato prova di saper gestire realtà complesse, rivoluzionando le Poste e Banca Intesa. La sua formazione Bocconi e  McKinsey, il suo curriculum manageriale e bancario rassicura i mercati. Mentre le sue antiche simpatie cattoliche (Opus Dei) gli irrobustiscono ulteriormente le spalle nei palazzi che contano.

Ma se Passera non dovesse spiccare il volo, non c'è molto in giro che garantisca competenza, autorevolezza e spirito bipartisan. Forse solo il vecchio Giuliano Amato, che però stava lievitando per il Quirinale, azzoppato Prodi dall'insuccesso Pd, potrebbe toglierci, come già fece nel '92 in piena Mani Pulite, le castagne dal fuoco.

Amato a Palazzo Chigi dunque, magari Napolitano bis al Colle, sull'onda delle pressioni delle cancellerie internazionali? Caro Bersani, non ci sono alternative: serve l'usato sicuro, di cui lei è rappresentante autorevole. Il resto, Grillo e i grillini, Renzi e i renziani, sono il nuovo e non vi appartengono. Anzi, sono nati proprio per mandarvi a casa. Sicché è folle il solo pensare di coinvolgerli come foglie di fico nei vostri tentativi di sopravvivenza. Lasciateli crescere, nella società, tra i giovani. Saranno pronti per il prossimo giro. Voi ora, lei, Berlusconi, la vostra generazione di potenti, dedicatevi a rimettere insieme i cocci di un Paese che avete distrutto. E cercate di farlo bene, concordando su poche cose di evidente e condivisa necessità: provvedimenti per il rilancio dell'economia e per la creazione di lavoro, taglio delle tasse, eliminazione della spesa pubblica improduttiva e clientelare (delle vostre clientele e mangiatoie), cancellazione di quel Porcellum che avete tenuto in vita furbescamente pensando di giovarvene e che è invece divenuto la corda con la quale vi siete impiccati con le vostre stesse mani. E poi, silenziosamente, ritiratevi a casa con dignità e fate largo ai giovani. La gente capirà lo sforzo, apprezzerà e in parte vi riabiliterà.

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