Inutile girarci attorno: Giuseppe Grillo detto Beppe, ex comico genovese riciclatosi in autonominato capo politico di un movimento che non avrebbe dovuto avere capi, è il vero sindaco di Roma. Tocca accettare questa realtà già adombrata qualche mese fa ai tempi del commissariamento ufficioso di Virginia Raggi dopo la falcidia del suo “raggio magico” seguita all’arresto del suo braccio destro Raffaele Marra.
Beppe Grillo, pluripregiudicato, scende a Roma come una sorta d’imperatore e fa il bello e il cattivo tempo decidendo a destra e a manca mentre la Raggi, che dovrebbe essere il sindaco eletto dai cittadini (da tutti, non solo dai simpatizzanti pentastellati) lo segue come una valletta silente.
Che un pluripregiudicato genovese non eletto da nessuno e fino a ieri sedicente “semplice megafono” del M5s decida della vita e della morte della Capitale d’Italia è un paradosso che dovrebbe scatenare l’indignazione di tutto il Paese e di tutte le forze politiche. Dovrebbero esservi dibattiti, forti prese di posizione, ondate d’indignazione, e invece calma piatta. Neanche gli orrori dei siparietti fascio-simpatizzanti dei tassisti romani hanno fatto smuovere un sopracciglio o allontanato i riflettori dal vero caso rilevante del Paese, almeno secondo i mass media italici, la scissione del PD.
Il fatto che esista un gravissimo pericolo per la democrazia, che un comico governi de facto la Capitale, che quel comico sia spalleggiato da una SrL di cui nessuno conosce la composizione, la nascita e soprattutto gli scopi, non sembra interessare nessuno. “Il complotto per farli vincere” per citare la senatrice pentastellata Paola Taverna è decisamente in atto. Sì, ormai non vi è altra spiegazione: deve esistere una “congiura planetaria” (visto che siamo in tema dopo le ultime scoperte scientifiche) che favorisce la scalata delle istituzioni da parte del Movimento Cinque Stelle.
*BRPAGE*
Mentre l’opinione pubblica continua a scagliarsi contro Matteo Renzi, dimessosi da quasi tre mesi ormai, viene fatto scempio di Roma da parte di una giunta che in nove mesi non è riuscita a partorire alcunché se non liti, faide, un passo avanti e tre indietro, dimissioni, abbandoni, arresti, avvisi di garanzia e chi più ne ha più ne metta, mentre ogni giorno sui social aumentano la barbarie, il qualunquismo, il disfattismo, l’avversione a tutto ciò che è democrazia, civiltà, rispetto e tolleranza.
La dissennata, scriteriata, esecrabile corsa all’automassacro del centrosinistra e del centrodestra, anch’esso non immune alle lotte intestine e alle scissioni più o meno eclatanti, e la guerra di ego fra i vari leader più o meno rilevanti, finiranno per consegnare questo Paese alla forza politica più pericolosa di sempre.
Siamo ancora in tempo per scongiurare questo rischio incalcolabile. Che i partiti tradizionali si mettano una mano sulla coscienza e dimostrino di essere davvero dalla parte dei cittadini e fautori del bene della nazione, e abbandonino le baruffe chiozzotte e le liti da cortile mentre un comico e un imprenditore dagli scopi misteriosi prendono pian piano il potere, le amministrazioni comunali, l’Italia e quell’ultimo, flebile barlume di democrazia rimasto.

