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Politica
Grillo, il Pd dice sì al dialogo sul reddito di cittadinanza

Beppe Grillo ha aperto al dialogo col Pd sulla Rai e sul reddito di cittadinanza. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, intervistato da Affaritaliani.it, risponde positivamente al leader del M5S e entra nello specifico sulla questione del reddito di cittadinanza: "Un'apertura di dialogo è sempre benvenuta. Abbiamo avuto un'alta tensione sulle riforme istituzionali e passare dall'Aventino al dialogo è sicuramente un atto importante. Dopodiché quello che fa la differenza sono i contenuti".

Beppe Grillo ha aperto al dialogo col Pd sul reddito di cittadinanza e Rai. Che cosa ne pensa?
"Un'apertura di dialogo è sempre benvenuta. Abbiamo avuto un'alta tensione sulle riforme istituzionali e passare dall'Aventino al dialogo è sicuramente un atto importante. Dopodiché quello che fa la differenza sono i contenuti".

Il leader del M5S propone una base di 780 euro al mese che vari però a seconda del numero dei componenti familiari. E' un proposta ragionevole?
"Non partecipo alla lotteria. In primo luogo si tratta di una proposta del tutto lecita del M5S. Sulle soluzioni da adottare dico che quando parliamo di povertà dobbiamo distinguere tra persone, famiglie che sono in uno stato di indigenza, che non hanno mai lavorato o con situazioni marginali per le quali va previsto ovviamente un sostegno. Poi la durata e la quantità del sostegno sono tutte da definire".

In secondo luogo?
"Chi perde il lavoro ha diritto alle tutele: dalla cassa integrazione fino all'indennità di licenziamento. Ma per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali è pronto un decreto che riformerà la nuova Aspi".

Di che cosa si tratta?
"E' un decreto che riguarda sia le tutele crescenti che gli ammortizzatori sociali. Ci sono già nuove regole di tutela per chi perde il lavoro: ad esempio il passaggio da 18 a 24 messi di tutela almeno fino al 2016 per i disoccupati. Poi c'è un terzo capitolo di rischio povertà oltre a chi in povertà c'è sempre stato e a chi perdendo il lavoro rischia di entrarci".

Ovvero?
"C'è chi non ha più il lavoro e non è più giovane ma ha ancora molti anni davanti a sé per arrivare alla pensione. Qui la risposta non è il sussidio ma dargli la pensione introducendo una normativa di flessibilità nel sistema pensionistico. In definitiva, al tema povertà e rischio povertà, bisogna dare risposte differenziate che non possono essere ricondotte a una sorta di sussidio indistinto.

Ad esempio?
Se una persona ha maturato 35 anni di contributi e ha 62 anni perché non  consentirgli di andare in pensione penalizzando il suo assegno dell'otto per cento? Inoltre se hai 41 anni di contributi è giusto che tu vada in pensione. Poi, ovviamente, c'è il tema delle risorse per coprire queste spese. Somme che non sono indifferenti".

Daniele Riosa (@DanieleRiosa)
 

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