Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Che cosa accadrebbe se il Movimento 5 Stelle risultasse primo partito alle elezioni europee di domenica prossima? I politici se lo chiedono. Quelli del Pd parlano di “ipotesi surreale” e di “catastrofe” e non vogliono nemmeno prendere in considerazione la cosa. Mentre i parlamentari del M5S ribadiscono la richiesta immediata di dimissioni del presidente della Repubblica. Insomma, un terremoto. Fonti vicinissime al premier e ambienti del Quirinale spiegano ad Affaritaliani.it che nel caso in cui veramente Grillo superasse Renzi alle Europee non ci sarebbero dimissioni né a Palazzo Chigi né al Colle. Anzi, Giorgio Napolitano – dicono i beninformati – avrebbe potuto lasciare nel caso in cui l’M5S fosse sceso al 10% e quindi il cosiddetto “rischio Paese” fosse venuto meno.
Ma con i grillini al 30% circa e magari primo partito d’Italia e quindi l’inevitabile ripercussione sullo spread e sui mercati finanziari, il Presidente si sentirebbe in dovere di restare al suo posto come “baluardo della democrazia e antidoto ai rischi derivanti da un terremoto politico”. Al tempo stesso Renzi – spiegano fonti Pd vicine all’ex sindaco di Firenze – rilancerebbe la sua azione politica e di governo, tentando magari un accordo non solo sulle riforme con Forza Italia e Silvio Berlusconi. “Andare al voto in autunno con l’M5S primo partito alle Europee sarebbe un suicidio. Renzi non lo farebbe mai”, confida un parlamentare democratico di lungo corso. Nemmeno Alfano, con il suo Ncd (più Udc) che rischia di avere meno voti della Lega di Salvini, farebbe cadere il governo. In sostanza la risposta del Palazzo e delle istituzioni sarebbe un arroccamento a difesa del governo e del Parlamento contro il “pericolo” rappresentato dal Movimento 5 Stelle. Niente dimissioni, dunque. Con buona pace di Casaleggio e Grillo.
