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Politica
Grillo sparge veleno su Mattarella: "Negò vicenda uranio impoverito"
Sul sito del Parlamento c'è anche la situazione patrimoniale di Beppe Grillo, che non è deputato nè senatore, ma che è incluso nella lista dei tesorieri e dirigenti di partito. Il leader del M5S ha dichiarato un reddito imponibile di 147.531 euro. Nella dichiarazione di Grillo, così come in quella dell'anno precedente, compaiono la villa di Marina di Bibbona con box e terreno pertinenziale; un appartamento a Rimini con box; un box a Valtournenche (in Val d'Aosta); un appartamento a Megeve, in Francia, con due posti auto; e uno anche Lugano con posto auto e cantina. Grillo dichiara poi una Mercedes classe A del 2002 e un Suzuki Burgman del 2001. Sul fronte delle partecipazioni nelle società, il leader M5S dice di avere 10 azioni della Banca Popolare Etica; una quota del 98% della Bellavista, società di Genova; e un'altra quota (del 99%) della Gestimar S.r.l, società a responsabilità limitata sempre di Genova

Beppe Grillo va all'attacco del presidente della Repubblica in pectore, Sergio Mattarella. Mentre il Movimento 5 Stelle è indeciso se votare o non votare il candidato del Pd per la successione a Giorgio Napolitano, il giudice della Corte costituzionale non sembra incontrare il favore di Beppe Grillo, che sul blog pubblica un post dal titolo: "Mattarella e l'uranio impoverito".

Il riferimento è a quando Mattarella, ministro della Difesa dell'ultimo governo Amato, negò a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio. "Negò - si legge nel post scritto da Lorenzo Sani - che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all'uranio impoverito (DU, Depleted Uranium), tantomeno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico". Poi ancora: "Negò pure ciò che era possibile reperire nei primi giorni di internet sugli stessi siti della Difesa Usa, che magnificava l'efficacia degli armamenti al DU e dettava, contestualmente, le precauzioni sanitarie da adottare in caso di bonifica: protocolli di sicurezza molto rigidi, che prevedevano l'utilizzo di tute, guanti e maschere protettive, per svolgere il lavoro che invece a mani nude e senza protezioni facevano i nostri soldati. I quali, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi e morire...".

Il 27 gennaio 2001, racconta infine Sani, "avvicinai Mattarella nella ressa dei giornalisti e riuscii a porgli un paio di domande, alle quali, assai piccato, si rifiutò ancora una volta di rispondere. O meglio, anche in quell'occasione negò qualsiasi nesso tra DU e i linfomi o le leucemie. Fantasie della stampa. Provai a insistere, ma lui mi respinse con toni e modi definitivi". "Mattarella girò i tacchi e se ne andò - conclude Sani - così mi beccai anche il rimprovero dei colleghi perché avevo fatto scappare il ministro con domande 'fuori tema'".

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