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Politica

C'è un punto sul quale concordano molti: il pericolo è Beppe Grillo. Tanto che appare tutt'altro che assurda un'alleanza tra Pd e Fi, per sbarrargli il passo. Quei partiti hanno idee diverse su parecchi argomenti ma hanno anche una coincidenza di metodo. Non direbbero mai: "Togliamo a quelli che hanno più di trecentomila euro ciò che eccede quei trecentomila euro e lo distribuiamo al popolo". Fra l'altro, come fare con chi ha soltanto uno stipendio e una casa che vale quattrocentomila euro? Gli togliamo una stanza? Questa immaginaria proposta è caricaturale, ma non lo è più di quest'altra, seriamente formulata dal M5S: "Processiamo in rete tutti i politici, tutti gli imprenditori e tutti i giornalisti". I giacobini almeno usavano un'aula di giustizia.

Tuttavia la "santa alleanza" Pd-Fi ha qualche controindicazione. Non solo essa evoca "larghe intese" che non hanno lasciato un buon ricordo di sé, ma dà a Grillo la patente di unico vero oppositore dell'attuale sistema. E rischia di fargli un favore.

Molto dipende dalle prossime elezioni. Se il Pd rimane primo partito, si potrà continuare come prima. Se invece Beppe Grillo dovesse avere un grande successo che, se pure a torto, sarebbe visto come un'indicazione per la politica nazionale, bisognerebbe adottare un'altra linea di difesa. L'ideale sarebbe dargli la possibilità di sporcarsi le mani, di dimostrare che cosa è capace di fare in concreto. Già durante il comizio fatto nel salotto di Bruno Vespa, quando ha gridato di meno, il demagogo ha mostrato l'inconsistenza delle sue proposte. E non ha mai saputo rispondere alle pacate domande del padrone di casa.

Il problema è che non si vede come metterlo alla prova. Una possibilità sarebbe quella di offrirgli la fiducia senza entrare nel governo. Si concorderebbe un programma quanto più è possibile generico (chi potrebbe essere contro il rilancio dell'economia o contro la lotta alla disoccupazione?) per poi tenerlo al guinzaglio della fiducia. E questa fiducia gliela si farebbe mancare alla prima occasione favorevole, quando il provvedimento proposto apparisse assurdo anche al grande pubblico. Ma questa strategia danneggerebbe grandemente anche il partito o i partiti che gli concedessero l'esperimento. Molti cittadini gli riproverebbero di aver fatto andare il M5S al potere, altri di non avergli permesso di realizzare il suo programma.

Forse l'unica tattica capace di procurare qualche buon risultato è quella indicata da Vespa: togliergli l'aureola. Non badare alle sue minacce, non badare alle sue parolacce, non badare alla sua retorica, semplicemente martellarlo con domande concrete: con quali soldi? con quale maggioranza? Costringendolo ogni volta a scendere dal piano dei sogni a quello della realtà, sbattendogli sul muso numeri e dati, di cui sembra interessarsi ben poco. Basti dire che, da Vespa, ha detto che avrebbe trovato i fondi per il reddito di cittadinanza tagliando chissà che privilegi ai parlamentari.

Potrebbe sembrare esagerato che ci apprestiamo ad evitare che un dittatore superficiale o un partito antisistema prendano tutto il potere, ma è proprio la realtà che dobbiamo fronteggiare. I programmi politici di solito sono acqua fresca, specchietti per le allodole e libri dei sogni. Ma quando contengono elementi allarmanti, nasce il grande dubbio: è pura retorica? Oppure domani ci sentiremo dire: "La colpa è vostra, eravate stati avvertiti?" È avvenuto con "Mein Kampf".

In quel libro Hitler annunciò molti dei programmi che poi realmente tentò di realizzare: per esempio la soppressione dei più deboli e dei malati di mente. Nessuno credette realistiche quelle intenzioni e in seguito ciò fu rimproverato come una colpa al popolo tedesco, reso così corresponsabile dei crimini di quell'ex caporale. Ecco perché Grillo va preso sul serio: non perché siamo sicuri che sia uno che vuole affondare l'Italia con qualche provvedimento assurdo, ma perché non siamo sicuri che non lo sia.

Prendiamo una delle sue proposte, il reddito di cittadinanza: mille euro al mese a chi ha fatto lo sforzo di nascere in Italia da genitori italiani. Naturalmente, dato che molte pensioni non arrivano a tale somma, bisognerebbe già portarle a quel livello minimo. Altrettanto naturalmente una massa di gente che lavora per meno si dichiarerebbe disoccupata per guadagnare di più senza far nulla. E se dovesse pagare miliardi di euro ogni mese, a tempo indeterminato, l'erario dove prenderebbe il denaro? Non solo non siamo padroni dell'euro, non solo la pressione fiscale è già insostenibile, ma anche se potessimo stampare moneta ad libitum, ci dovremmo chiedere: chi creerebbe la ricchezza che lo Stato dovrebbe poi distribuire sotto forma di reddito di cittadinanza? Perché sarebbe bene ricordarselo, di tanto in tanto: le banconote non si mangiano.

Dinanzi a queste obiezioni un governo "grillino" si fermerebbe o tirerebbe diritto, fino ad uscire dall'euro e fino a lasciare l'Unione Europea, fino al fallimento dell'Italia? Sono domande che val la pena di porsi.

Gianni Pardo
pardonuovo.myblog.it

 

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