Groenlandia, Meloni né con Trump né con Macron. La premier vuole tenere uniti Usa, Europa e Nato. Ma il suo vero obiettivo è un altro - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 18:43

Groenlandia, Meloni né con Trump né con Macron. La premier vuole tenere uniti Usa, Europa e Nato. Ma il suo vero obiettivo è un altro

La premier non sta con Trump ma nemmeno con Macron. La strategia

Di Alberto Maggi

Groenlandia, la partita diplomatica internazionale più complessa per la premier

La missione più difficile. Quasi impossibile. Ma quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E non stiamo certo parlando di uso della forza militare bensì della capacità diplomatiche la presidente Giorgia Meloni ha dimostrato di saper usare al meglio sullo scacchiere internazionale in molte occasioni.

E' proprio sulla politica estera che la premier dà il meglio di sé, non che in Italia il governo abbia problemi, anzi è stabile e non corre rischi ma abbiamo visto la fatica con cui si è arrivati al via libera finale della Legge di Bilancio tra mille aggiustamenti e le piccole crepe nella maggioranza sul rifinanziamento del sostegno all'Ucraina con tre leghisti (due deputati e un senatore) che non hanno votato a favore.

Il tema centrale, ovviamente, è quello del futuro della Groenlandia, del rapporto Unione europea-Stati Uniti e della Nato. Anche se impegnata nel viaggio internazionale prima in Oman, poi in Giappone e infine in Corea del Sud, Meloni è rimasta sempre informata su ciò che sta accadendo nell'Artico svolgendo come sempre un ruolo di primo piano. Tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti non c’è alcuna intesa sul futuro dell’isola: come noto, il vertice di Washington non ha portato nuovi sviluppi.

Donald Trump insiste per prenderne il controllo “per motivi di sicurezza nazionale”, prima che lo facciano – dice – Russia o Cina. Intanto, da Parigi è arrivato in Groenlandia un contingente di militari per partecipare all'operazione Artic Endurance - "su richiesta della Danimarca" - raggiungendo così un gruppo di soldati svedesi, nell’ambito di esercitazioni in coordinamento con Copenaghen. Presto da Parigi arriveranno "mezzi di terra, aerei e marittimi", assicura il presidente Macron. E anche la Germania invierà i primi soldati della Bundeswehr a breve.

Ma, per la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, i Paesi europei che inviano truppe non influenzeranno la decisione di Trump sull'isola. Immediata a reazione della Russia: "La situazione che si sta sviluppando alle alte latitudini è per noi motivo di massima preoccupazione”, dice l’Ambasciata russa. Dialogo e diplomazia sono "la strada giusta da seguire", ha sottolineato il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen. Proprio colui che il tycoon, sprezzante come sa essere, a una domanda dei giornalisti ha risposto: "Non so chi sia questo tizio, ma avrà grossi problemi".

Va ricordato che la storia delle basi statunitensi in Groenlandia è legata alla Guerra Fredda, con la creazione della Thule Air Base (oggi Pituffik Space Base) nel 1951 e progetti segreti come Camp Century e Iceworm, per l'installazione di missili nucleari sotto i ghiacci, abbandonati per instabilità glaciale, lasciando rifiuti tossici e radioattivi. Questi progetti hanno causato attriti con la Danimarca e la popolazione locale Inuit, che venne delocalizzata, creando problemi ambientali e di gestione dei rifiuti che persistono ancora oggi con lo scioglimento dei ghiacci, soprattutto in estate.

In questo contesto il ministro della Difesa Guido Crosetto ha assicurato che "l'Italia non invierà soldati" e quello degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che "la soluzione è quella diplomatica". Dichiarazioni ovviamente concordate preventivamente con Meloni. A Palazzo Chigi considerano un errore, non certo il primo, la reazione di istinto di Macron di mandare  subito militari francesi in Groenlandia, probabilmente seguito anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Una reazione di "pancia", la definiscono in Fratelli d'Italia, che allontana e non avvicina la soluzione del problema. E che, anzi, fa il gioco di Mosca e di Vladimir Putin.

La strada che sta cercando di percorrere la presidente del Consiglio, che ha un ottimo rapporto sia con Trump sia con il suo vice, il cattolico JD Vance, è quella del confronto per arrivare a un'intesa che sia utile a entrambe le sponde dell'Atlantico, esattamente come è stato sui dazi e la guerra commerciale. Il senso del ragionamento di Meloni è chiaro: inutile dividersi in Occidente, per questo è sbagliata la prova di forza dell'Eliseo, e serve un dialogo franco e chiaro. I fedelissimi della presidente del Consiglio hanno assicurato più volte che il governo non avallerebbe mai un'azione militare Usa in Groenlandia, su questo non ci sono dubbi.

L'isola artica deve restare un protettorato danese e quindi parte dell'Unione europea. Ma è altrettanto indubbio che le preoccupazioni della Casa Bianca sull'espansione al Polo Nord di Russia e Cina siano fondate e reali. Quindi la soluzione alla quale sta lavorando alacremente Meloni è quella di una collaborazione Usa-Ue, sotto le bandiere della Nato, per proteggere il territorio della Groenlandia dalle mire economiche e non solo di Mosca e Pechino.

In questo momento servono calma e passi ponderati, non fughe in avanti come quelle di Macron. Anche perché il rischio reale, come ha spiegato l'esperto di relazioni internazionali e stratega militare Arduino Paniccia qualche giorno fa ad Affaritaliani, è quello di una disgregazione dell'Alleanza atlantica che lascerebbe scoperto sia il fronte est dell'Europa ma anche quello meridionale, Mediterraneo, che interessa soprattutto all'Italia per contrasto all'immigrazione clandestini e per motivi economici e commerciali.

In definitiva Meloni non sta con Trump sulla Groenlandia ma non ritiene utile, anzi dannosa, la prova di forza di alcuni stati europei. E' davvero la prova di politica internazionale e di relazioni diplomatiche più difficile per Meloni. Se riuscisse a far trovare un'intesa Usa-Ue-Nato potrebbe davvero diventare una statista a livello mondiale.

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