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“Hamburger a volontà, chiacchiere da salotto ed elicotteri come in un film dei Blues Brothers”: ecco com’è andata la festa americana a Villa Taverna

Meloni assente, Arianna presente “in spirito” secondo La Russa, Renzi unico oppositore in giardino e Ravetto che incrocia il suo ex capo Salvini tra un hamburger e l’altro: il racconto di chi c’era alla festa per i 250 anni dell’indipendenza Usa

“Hamburger a volontà, chiacchiere da salotto ed elicotteri come in un film dei Blues Brothers”: ecco com’è andata la festa americana a Villa Taverna

Assenti eccellenti, ex capi e un ambasciatore muto: a Villa Taverna ha regnato la diplomazia a stelle e strisce. Il retroscena sulla festa per i 250 anni d’America

Sulla carta era l’evento dell’anno: duemila invitati, sfilata dei marines, orchestrina sul palco, torte con la scritta “Freedom 250” per celebrare il quarto di millennio dell’indipendenza americana. Ma chi c’era, e ha vissuto la serata da dentro, la racconta con toni molto meno da cerimoniale: “Caldo, eccesso di mondanità”, riassume una fonte vicina ad Affaritaliani presente al ricevimento.

E soprattutto: i ministri italiani che monopolizzano la conversazione, mentre l’ambasciatore Tilman Fertitta – il padrone di casa, colui che dal palco ha macinato dichiarazioni di circostanza su amicizia e legami “che si rafforzano ogni giorno” – nei capannelli resta defilato, cortese ma muto: “Non dice nulla, ma veramente nulla”.

Della premier, va detto, nemmeno l’ombra: Giorgia Meloni ha preferito il congresso Uil di Padova, lasciando il campo alla sua truppa di governo. Talmente assente che La Russa, dal palco, ha sentito il bisogno di scusarla pubblicamente, salutandola come presente “in spirito”. L’unica vera “Meloni” in giardino era la sorella Arianna, responsabile della segreteria politica di FdI, presenza defilata ma sempre osservata negli equilibri di maggioranza.

Poi il rito consueto: “Hamburger a volontà, birra, patatine, chiacchiere che virano presto dal protocollo diplomatico al tono da bar sotto casa”. Una specie di “santuario laico dello scappato di casa perbene”, dove tutti – maggioranza compatta (Tajani, Salvini, Crosetto, Mantovano, Giorgetti, il consigliere diplomatico Saggio), opposizione ridotta al solo Renzi, e un contorno di seconde linee Pd e M5s mandate a rappresentanza – si ritrovano comunque “amici degli americani”.

La mano amica, sembra dire chi era lì, non si tradisce mai: lo confermano anche le uscite ufficiali della serata, dal “testa alta e schiena dritta” di Tajani all’insistenza di Fertitta sul fatto che duecentocinquant’anni di storia contino più di due anni di frizioni con Trump – concetto ribadito quasi identico anche da Renzi, arrivato apposta per intestarsi la parte del “responsabile”.

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Non tutti hanno giocato secondo lo stesso copione: Calenda ha lamentato di non aver ricevuto l’invito, Vannacci ce l’aveva ma ha preferito Bruxelles, e Conte ha scelto Napoli e la presentazione del suo libro – smentendo le voci della vigilia che lo davano possibile presente, magari di nuovo al fianco di Casalino come l’anno scorso.

Per l’opposizione, il vuoto ai vertici. Non c’erano Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli. L’unico leader di opposizione presente è stato Matteo Renzi, arrivato con largo anticipo e pronto a intestarsi la parte del “responsabile” filo-atlantico. Tra le rappresentanze di partito, per il Pd, c’erano il capogruppo al Senato Francesco Boccia e l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, oggi presidente del Copasir. Assente invece Peppe Provenzano, responsabile Esteri dem, per un impegno personale, così come Pier Ferdinando Casini, che ha scusato l’assenza con una lettera all’ambasciatore. Il M5s ha comunque mandato le sue delegazioni.

E poi il contorno: oltre duemila invitati in tutto, tra cui il presidente della Federcalcio Giovanni Malagò, l’ex ministro Marco Minniti, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, e – nel doppio ruolo di ex portavoce di Conte oggi dall’altra parte del microfono – il giornalista Rocco Casalino. Tra gli invitati anche la “vannacciana” Laura Ravetto: per lei giacca nera a pois e gonna bianca. Look perfetto per l’incontro con il suo ex capo, sotto un gazebo a stelle e strisce.

E se sul contenuto politico regna la prudenza – nessuna gaffe, il copione della distensione rispettato alla lettera, cravatte allentate solo dopo il tramonto – sulla scenografia gli americani non deludono mai. Il momento clou, secondo chi c’era, non è stato un discorso ma un sorvolo: gli elicotteri sopra il giardino, in perfetto stile hollywoodiano, “come se fosse un film dei Blues Brothers”. Uno spettacolo che ha anticipato quello vero, i fuochi d’artificio di chiusura – ma è lì, tra rotori ed effetti speciali, che secondo la nostra fonte non si capisce più bene dove finisca la finzione e dove cominci la realtà.

“Hamburger a volontà, chiacchiere da salotto ed elicotteri come in un film dei Blues Brothers”: ecco com’è andata la festa americana a Villa Taverna
“Hamburger a volontà, chiacchiere da salotto ed elicotteri come in un film dei Blues Brothers”: ecco com’è andata la festa americana a Villa Taverna
“Hamburger a volontà, chiacchiere da salotto ed elicotteri come in un film dei Blues Brothers”: ecco com’è andata la festa americana a Villa Taverna
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