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Politica

Di Gianni Pardo

Partendo dalle critiche di un giornalista specializzato, Luigi Ferrarella(1), la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati si presta ad alcune considerazioni interessanti.  Il rischio di una sanzione, si sostiene, potrebbe indurre i giudici ad assumere "una mentalità burocratico-impiegatizia", adottando soltanto quelle decisioni che meno si potrebbero prestare ad un'azione civile contro di loro. Un atteggiamento non dissimile dalla cosiddetta "medicina difensiva": spaventati dal numero eccessivo di processi loro intentati, i medici, non che tentare il tutto per tutto per salvare il malato, si attengono ai rimedi sicuri e incontestabili.

Ma si può rispondere: perché non si sono mai levate obiezioni contro la persecuzione dei medici - in particolare quelli dei pronto soccorso - ed anzi c'è sempre stato un unanime "crucifige"? È soltanto perché ora riguarda anche i magistrati che una verifica occhiuta e spietata, su prestazioni difficili ed opinabili, risulta pericolosa? Il dilemma è chiaro: o è stato sbagliato l'atteggiamento della società che ha condotto i medici alla "medicina difensiva", e allora essi andrebbero meglio protetti; oppure non è sbagliato, e allora andrebbe applicato anche ai magistrati. Ché anzi questi hanno il vantaggio di essere giudicati da colleghi giuristi, mentre i medici devono affrontare una confraternita che non li comprende e non perdona loro nessun errore.

Negli Stati Uniti, in Israele e in Gran Bretagna, si dice, ai magistrati si assicura "una totale immunità rispetto alle decisioni assunte". Ma è lecito chiedere: gli italiani hanno dei magistrati la stessa considerazione che ne hanno gli anglosassoni? La fiducia non va stabilita per legge, va meritata.

I magistrati si lamentano poi del fatto che lo Stato, per gli errori commessi dal togato, può (o "deve"?) rivalersi su di lui per un massimo di metà del suo stipendio annuo (mentre per la precedente legge il limite era un terzo). Domanda: esiste un limite per il risarcimento dovuto dai medici? Se non esiste, di che si lamentano i giudici? Godono già di un privilegio.

La lunga critica seguente riguarda l'interpretazione delle norme, la valutazione dei fatti, delle prove, e dell'illecito doloso o colposo. Sorvoliamo sui particolari tecnici ed ammettiamo subito che Ferrarella ha ragione: il diritto non è una branca della fisica o della matematica. Il rischio dell'interpretazione lo corrono tutti coloro che sono sottoposti ad un giudizio; dagli esami di Licenza Media in su. In campo penale ci sono condanne che divengono assoluzioni in secondo grado o in Cassazione, e ciò indica quanto sia concreto il rischio di sbagliare. E qui si tratta di gettare in galera un innocente. I magistrati non possono lamentarsi degli stessi rischi che corriamo tutti. Se crolla un ponte, l'ingegnere è imputato di omicidio e deve affrontare le spese di una difesa in giudizio. Poi, magari dopo anni, si scopre che il colpevole è l'appaltante che ha rubato sulla quantità di cemento delle strutture.

Inutile cavillare sulle parole. Se i giudici dei giudici saranno persone perbene e competenti, gli accusati non avranno molto da temere. Se invece non saranno perbene e competenti, non c'è formulazione di legge che li salvi. Basti vedere che uso hanno fatto tanti pubblici ministeri delle norme sulla custodia cautelare, spesso divenuta una (illecita) espiazione preventiva.

Il punto fondamentale è tuttavia l'abolizione del "filtro", il vaglio "sulla non manifesta infondatezza" dell'accusa. Ferrarella considera questo un errore perché - dice - chiunque può far partire una causa sballata contro un giudice onesto. Qualcosa come ciò che il dr.Woodcock ha fatto nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia. E qui l'articolista sbaglia due volte: innanzi tutto, qualunque cittadino corre il rischio delle cause sballate, in particolare i medici. In secondo luogo perché per dolo o colpa grave si sono avute "7 condanne su 400 ricorsi in 25 anni". Cioè l'1,75% delle condanne rispetto alle accuse, lo 0,28 l'anno, quasi una ogni quattro anni. Ovvio, abbiamo i migliori magistrati del mondo. Con quale coraggio si può difendere la precedente legislazione o comunque l'applicazione che ne è stata data?

I magistrati hanno a lungo intimidito il mondo politico ma forse hanno tirato troppo la corda. Non ci si può stupire degli attuali risultati. Anche se, finché la legge non sarà pubblica sulla Gazzetta Ufficiale, c'è da temere che essa sarà totalmente evirata. Confermando quella protezione che è stata offerta anche ai cattivi giudici ed ha contribuito non poco ad aumentare la sfiducia nella magistratura. Ecco perché è fuor di luogo citare quella inglese o americana.

Il popolo si è espresso su questa materia nel 1987, e ciò malgrado da allora una lobby ha prevalso sulla volontà del popolo, quello che la Costituzione definisce sovrano. Forse di sovrano, da noi, c'è soltanto il debito.

pardonuovo@myblog.it


(1)http://www.corriere.it/opinioni/15_febbraio_25/giudici-insidie-nuova-colpa-552dd4f4-bcbb-11e4-ad0c-cca964a9a2a1.shtml

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