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Politica

Di Gianni Pardo

Se fra due palazzi, a venti metri d’altezza, ci fosse una passerella larga ottanta centimetri, senza ringhiere, non molti oserebbero passare da un immobile all’altro. Se viceversa mettessimo, ai due lati della passerella, dei cartoni orizzontali larghi un metro, molti passerebbero non perché il pericolo sarebbe minore, ma perché i cartoni nasconderebbero l’abisso. L’Italia sembra rassicurata dai cartoni. La situazione attuale non è affatto migliorata, rispetto ai momenti più bui del recente passato. Quando Berlusconi si è dimesso, nell’autunno del 2011, l’unica cosa peggiore, rispetto al momento attuale, era lo spread tra i nostri interessi sul debito pubblico e i Bund tedeschi. Per il resto, tutti i parametri – i livelli occupazionali, il gettito fiscale, il prodotto interno lordo, la produzione industriale – andavano meglio allora. Basta dire che non eravamo in recessione. Allora avevamo un debito pubblico al 120% del pil e oggi è al 130%. Ma allora tutta l’Italia era convinta di essere sull’orlo del baratro. Si diceva che il mese seguente forse non si sarebbero più potuti pagare gli stipendi e le pensioni.

Bisognava scaricare il Cavaliere, obbedire alle ingiunzioni dell’Europa e chiamare un Salvatore. Lo abbiamo visto all’opera, con l’Italia che affondava giorno dopo giorno. Abbiamo perfino visto, per ironia, l’impennata dello spread, nell’estate del 2012, ai livelli dell’autunno del 2011. Ma stavolta nessuno ci ha badato. Prima si era sull’orlo del baratro mentre ora – è vero, andava tutto male – ma per il resto andava bene. Il tempo è passato, abbiamo un nuovo governo, ma economicamente non è cambiato nulla. Continuiamo a peggiorare. Tutti i parametri sono negativi e il capo della Confindustria, Squinzi, ha potuto parlare del rischio di un salto all’indietro di cinquant’anni. Prima la luce in fondo al tunnel da Palazzo Chigi la vedeva solo Mario Monti, un giorno sì e l’altro pure, ma poi, uscendo dal palazzo, l’ha diligentemente spenta. Il famoso baratro non si è spostato di un millimetro. I mercati potrebbero svegliarsi e affondarci in un paio di settimane. Nel frattempo di che cosa si occupa l’Italia? Di ciò che ha detto Grillo sul suo blog. Di chi sarà il sindaco di una cittadina. E soprattutto di cambiare la legge elettorale. L’ultima notizia è che il Pd e il Pdl, pur essendo insieme al governo, hanno rinviato a data da destinarsi non la riforma del “Porcellum”, ma la discussione sulla riforma del “Porcellum”. E parlano di riformare la Costituzione!

Per capire ciò che avviene in Italia bisogna non leggere i giornali e non ascoltare ciò che si dice in televisione: non nel senso di chiudere gli occhi sulla realtà, ma al contrario nel senso di aprirli su di essa prescindendo dal bla bla assordante che ci circonda. Fra quelli che scrivono sui giornali e quelli che parlano in televisione non c’è un solo disoccupato, un solo imprenditore fallito, un solo negoziante che ha dovuto chiudere. Dunque costoro non vedono perché dovrebbero occuparsi di problemi che non sono i loro. E nessuno glielo rimprovera. Alla nazione importa sapere che cosa ha detto Beppe Grillo, se l’Imu sarà rinviata o abolita, perché è tanto aumentato l’astensionismo e se Renzi sosterrà Letta o cercherà di farlo cadere. L’Italia affonda nelle sabbie mobili e nessuno se ne occupa. Siamo sinceri: non è che il governo abbia chissà che spazi di manovra. Non può far nulla per ridurre la pressione fiscale, per far calare il debito pubblico, per far cessare la recessione e per far ripartire l’economia. Dunque non gli si può rimproverare molto ma una cosa sì: il sostanziale invito a nascondere la testa nella sabbia. Insistere con l’ottimismo è delittuoso. Se invece si insistesse a morte sul fatto che con questo modello sociale e produttivo corriamo verso l’abisso, se lo si ripetesse ogni giorno fino a convincere tutti che è finito il tempo delle vacche grasse, che non si può più parlare di diritti perché siamo nella stagione dei doveri, forse avremmo qualche speranza. Invece si continua a promettere la Luna. Tutti continuano a promettere la Luna. Anche quelli che non la promettono dicendo che oggi no, mentre domani, se andassero al potere loro… Insomma, non si denuncia il dramma di una situazione economica senza uscita. O più esattamente la cui uscita potrebbe essere una crisi improvvisa e devastante che subiremmo senza poterla governare, perché non affrontata volontariamente e in tempo. Un po’ come quelli che hanno paura della sala operatoria e così implicitamente scelgono di morire. Per il momento l’abisso non si vede e i cartoni sono rassicuranti. Anche se ci cadesse sopra una piuma non cederebbero certo. giannipardo@libero.it

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