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Il calvario del governo

Di Engel Masatti

L’errore è stato quello commesso da Berlusconi quando ha deciso di costringere Monti a porre fine alla sua disastrosa amministrazione. Il Cavaliere, in poche parole, avrebbe dovuto lasciare che il Professore finisse la sua opera di devastazione della nostra povera Italia, e poi fare quello che ha fatto, in modo che gli Italiani avessero avuto il tempo di capire che Monti stava facendo Bocconi della nazione a lui affidata in un momento di depressione collettiva.

Infatti, non una sola voce riguardante il sociale e il bilancio nazionale è stata migliorata. Inutile fare specifica, in quanto tutti lo sanno, ma nessuno si azzarda a dirlo, per non dare soddisfazione all’odiato Cavaliere. Cavaliere che, in barba ai più funesti necrologi, può essere considerato il  morale vincitore delle ultime elezioni, se si considera lo stato in cui era ridotto il PDL, prima della consultazione popolare.

A Bersani, poverino, bisogna concedere l’onore delle armi, per il  modo con cui ha riconosciuto di essere arrivato primo, ma senza vincere. Bravissima persona, Bersani, onesta, simpatica, realistica, che non nasconde col sarcasmo il fallimento della sua cavalcata verso la leadership.  

Allo stato in cui ci troviamo oggi, penso che nessun tipo di governo, appoggiato da esterni con i quali erano volate parole grosse durante la campagna elettorale, potrebbe dare inizio ad una legislatura già in partenza zoppa, in quanto sarebbe una coalizione piena di compromessi, sottoposta a ricatti, dato che nessuno dà qualche cosa  per niente. Sarebbe un calvario, talmente calvario da far sembrare quello di Cristo una passeggiatina sotto le stelle.

Lo so, perché sono un Italiano di lunghissimo corso e le elezioni me le sono fatte tutte. E Allora?
Allora credo che Bersani dovrebbe assumere il comando delle operazioni, senza andare ad elemosinare alcunché agli sconfitti di misura, i quali non mancherebbero di tenere il capo del governo sempre sotto scacco, per dimostrare quanto potere contrattuale essi abbiano su un governo ipotecato fin dalla nascita. Il capo del PD, vincitore sconfitto della tornata elettorale, oltre alla normale amministrazione della cosa pubblica, dovrebbe immediatamente adoperarsi per progettare e far approvare, insieme agli altri partiti, una nuova legge elettorale, che soddisfi tutti, e tornare subito alle urne, nonostante il parere contrario del Cavaliere risorto. Le perdite di tempo per fare ciò, penso che siano poca cosa rispetto alle lungaggini alle quali andrebbe incontro un esecutivo raccogliticcio, nel quale ogni forza aggregata per necessità non perderebbe l’occasione per cercare  di imporre le proprie regole. Credo, anzi, sono sicuro che non ci siano altre strade da percorrere, se si vuole fare un lavoro celere, duraturo e pulito.