
Forza Italia nascerà. Sul quando permane ancora incertezza anche se già ora si può individuare una dead line: FI vedrà la luce solo dopo il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi in Senato su cui deciderà la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama in queste ore. Solo allora il Cavaliere romperà gli indugi. Addio Pdl dunque: bisognerà vedere quanti dell’attuale partito seguiranno Berlusconi nella sua nuova avventura.
Certo, il rischio di un’eventuale scissione esiste ma nello stesso tempo rimane la consapevolezza che uno strappo con la nascitura Forza Italia potrebbe ridurre il Pdl a posizioni marginali cosi come accadde a suo tempo a Gianfranco Fini con Futuro e Libertà. Intanto, la guerra fratricida tra falchi e colombe nel popolo della Libertà, continua senza esclusione di colpi. Anche le colombe sfoggiano i loro artigli che si vorrebbero allungare anche sul collo del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Ai vari Alfano, Lupi, Quagliariello, Lorenzin, De Girolamo, Cicchitto (memorabile lo scontro con Sallusti nello studio di Ballarò) e Schifani non è affatto piaciuta la presa di posizione del direttore del giornale della famiglia Berlusconi nei giorni che hanno preceduto e seguito il voto di fiducia del 2 ottobre. Le accuse di tradimento nei confronti del Cavaliere infatti rimangono scolpite nella mente dei governisti che vorrebbero la testa del compagno di Daniela Santanchè. Sallusti, dal canto suo, ha stoppato gli attacchi definendo “mafiosetti” certi avvertimenti e comportamenti. In ogni caso l’ultima parola spetta come sempre all’ex premier che non pensa affatto di avallare un cambio di guardia al Giornale.
Ma le grane per Berlusconi sono anche fuori dal partito anche se tra lui e Gianni Letta, dopo il geo dei giorni scorsi, sembra essere tornato il sereno: tanto che lo zio del presidente del Consiglio, in versione paciere, starebbe tentando di ricomporre la spaccatura nel Pdl assieme a Paolo Bonaiuti, Paolo Romani, Altero Matteoli e Osvaldo Napoli.
Intanto Berlusconi sta alla finestra e il suo silenzio dopo il voto di fiducia risulta assordante. Tanto che, la stessa Daniela Santanché, regina dei falchi, con un’intervista ad Affaritaliani.it, della scorsa settimana, ha apertamente invocato un intervento diretto del Cavaliere per chiarire quando e come nascerà Forza italia. Ma il Cav continua a tacere e attende il voto in Senato come il giorno del giudizio. Per ora guarda i suoi combattersi come i capponi di Renzo, consapevole di avere ancora lui nella mani il destino del Pdl e della nascitura Forza Italia. Per questo non ha speso una sola parola su azzeramento della cariche, congresso e primarie chieste a gran voce soprattutto dai lealisti. Su questo è la sua storia a parlare: Berlusconi è allergico a congressi e primarie. Fu proprio la prepotente ridiscesa in campo del Cavaliere prima del voto del 24 febbraio, dopo un periodo di ecclissi, a spazzare via ogni idea di riforma statutaria del Pdl. Improbabile quindi che Berlusconi dia il via libera alle richieste di Fitto e dei suoi sodali. Bisognerà vedere se la possibile esclusione dal Parlamento azzopperà Berlusconi o ne rafforzerà lo spirito combattivo. Una cosa è certa: disarcionare il Cavaliere sarà difficile per tutti.
Daniele Riosa
@DanieleRiosa
