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Politica

di Dom Serafini

La mancata rielezione di Gianni Chiodi, candidato di Forza Italia (Fi) a presidente della Regione Abruzzo é stata una sconfitta annunciata ed ampiamente prevista. Infatti era stata anticipata con un dettagliato articolo segnalato anche all'allora presidente del Consiglio Regionale dell'Abruzzo, il pescarese Nazario Pagano, lo scorso 14 febbraio (lo si puó leggere su: www.i-italy.org/bloggers/37401/chiodi-ha-perso-il-cram.

A far precipitare le chance di Chiodi era stata un'infelice battuta che l'allora Governatore aveva fatto contro gli abruzzesi residenti all'estero (in pratica li aveva definiti dei parassiti). Battuta ampiamente riportata dalla stampa italiana ed internazionale, come ad esempio, "Una figura da Chiodi" il titolo di "AmericaOggi".

Ora Chiodi da la colpa alla magistratura per "inchieste a orologeria", che gli avevano imputato tre capi d'accusa prima delle elezioni, senza considerare che il suo antagonista e vincitore, Luciano D'Alfonso del Pd, aveva accumulato ben 53 capi d'imputazione come ex sindaco di Pescara, prima di essere stato assolto in nove processi (due capi di reato erano coperti da prescrizione). Ma questa é un'altra anomalia delle recenti elezioni in Abruzzo che analizzeremo poi.

Cominciando con il ruolo degli abruzzesi all'estero, bisogna dire che, senza preoccuparsi dell'appartenenza politica, questi hanno fatto una campagna non a favore di D'Alfonso, ma contro Chiodi, utilizzando social media, stampa, e-mail e contatti telefonici con i parenti ed amici residenti in Abruzzo. La campagna ha funzionato a tal punto che D'Alfonso ha vinto con ben 117.000 voti in piú di Chiodi (317.000 contro 200.330). Come anticipato nell'articolo dello scorso 14 febbraio, Chiodi ha perso di molto persino nella sua provincia di Teramo (cittá di cui era stato sindaco) con il 34.45% dei voti, contro il 42.35 di D'Alfonso.

Nell'articolo "Chiodi ha perso il Cram", dove Cram indica il comitato regionale per gli abruzzesi nel mondo, si faceva presente inoltre che il prossimo presidente della Regione sarebbe stato un pescarese poiché, come fu riportato, "negli ultimi 14 anni, la presidenza della Regione é passata da un'amministrazione chietina (Giovanni Pace), ad una aquilana (Ottaviano Del Turco), ad una teramana (Chiodi). Ora é il turno di una pescarese. Il doppio mandato non si é ancora verificato".
L'articolo suggeriva infine che, "in vista di tutti gli scandali in cui é stato coinvolto, se Chiodi si dimettesse ne benificerebbe il suo schieramento politico, specialmente se estraneo alle accuse. Naturalmente ció aprirebbe un vaso di Pandora, da contenere con risolutezza, ma sempre meglio del fattore 'Sansone'".
A Pagano, che nel frattempo era stato anche nominato coordinatore di Fi in Abruzzo, non é riuscito di far fare a Chiodi un passo indietro, ed ora si ritrova non eletto e criticato per la sconfitta subita da Fi.

Tornando alle anomalie, é difficile capire come un politico con 53 imputazioni, possa essere completamente prosciolto. Come puó un magistrato formulare tante accuse senza prove accertate ed accettate dai tribunali? Per alcuni di questi 53 capi d'accusa, D'Alfonso era persino stato agli arresti domiciliari.
Altra anomalia é che un candidato al Consiglio Regionale, Vincenzo Cipolletti di Sinistra Ecologia e Libertá, ha vinto il seggio con soli 602 (seicentodue) voti e quindi passa nella maggioranza.

Ulteriore anomalia é ció che é stato definito da "Abruzzo24Ore.TV": "le elezioni piú ingarbugliate dalla nascita della Regione Abruzzo". Infatti, la legge elettorale abruzzese stabilisce il modo di assegnare gli scarti nella coalizione di maggioranza, ma non lo fa per quella di minoranza, pertanto l'assegnazione di alcuni di questi seggi deve essere fatta dalla Suprema Corte aquilana e non dagli elettori.

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