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Politica
Il commento/ Il curioso morbo di Palazzo Chigi

Strano Paese il nostro. Come diceva Andreotti durano tanto i governi che non fanno nulla. Mentre chi prova a fare qualcosa fallisce, tramonta e poi scompare. Chi sta all'opposizione ha sempre le ricette per tutto e poi, quando governa, si muove alla velocità di un pachiderma. Come se chi andasse a Palazzo Chigi rimanesse, poi, imbrigliato in una logica di mediazione che si trasforma in immobilismo. Tra corporazioni, clientele, favoritismi e spartizioni.

Il campione degli ultimi 20 anni é Silvio Berlusconi. Ieri ha detto che non vuole un parlamento di nominati. E ha definito l'euro una moneta straniera. Piena propaganda elettorale, direi. Quello che molta gente vuole sentirsi dire. La colpa é dell'euro e in Parlamento ci deve andare chi viene scelto dagli elettori. Tutto il contrario di quello che, nei fatti, il cavaliere sostiene. La proposta di legge elettorale pensata con Renzi prevede le liste bloccate, i nominati, appunto. L'euro é stato voluto anche da lui che ha votato per il Fiscal compact e per le politiche europeiste. Eppure, come un camaleonte, Berlusconi riesce sempre a dire tutto e poi il suo contrario. E quello che é stupefacente é che riesce, ancora, a convincere tanti, tanti elettori.

Ecco perché Matteo Renzi non deve, assolutamente, andare al Governo. Per non rimanere, anche lui, imprigionato nella stessa logica che ha bloccato e blocca chi prova a risollevare questo Paese. Come é accaduto a Monti e come sta accadendo a Letta. "Chi me lo fa fare di andare al governo?" ha detto il segretario, respingendo l'ipotesi di staffetta caldeggiata, ad esempio, da Vittorio Feltri. Bene. Continui così Renzi e non si lasci incantare dalle sirene dell'Esecutivo. La staffetta con Letta non sarebbe un affare né per lui né per il Paese. Ma non perché, come dice Prodi, ripeterebbe il disastro Prodi-D'Alema. Ma perché, adesso, non pagherebbe e ci farebbe tornare daccapo. Prodi era stato eletto con una sua maggioranza. Letta no. D'Alema era straboccante di tattica politica, Renzi ha fatto due proposte concrete che possono realizzarsi anche con lui fuori dal governo. Tutto diverso. Ma allo stesso modo il cambio non sarebbe utile.

É ambizioso il segretario. Questo lo abbiamo capito. E ha anche il carattere per fare davvero qualcosa e non rimanere prigioniero delle mediazioni. Ma andare a Palazzo Chigi ora, senza un mandato elettorale e con il Pil che cresce meno di quello che lo stesso Governo aveva previsto no, non lo deve fare. Rischierebbe di rimanere vittima dello stesso morbo che ha colpito e annientato Monti. Che aveva un'ottima maggioranza parlamentare e che passerà alla storia per aver abbassato lo spread (ma non é stato Draghi?) e per aver creato il disastro degli esodati. Perché per fare le scelte dolorose non puoi mantenere il consenso. Perché devi, in ogni caso, scontentare qualcuno. Ecco perché é meglio stare fuori. Almeno un rimpasto, chiede la minoranza del Pd. Un ricollocamento di pesi e contrappesi nell'Esecutivo per cambiare passo. Solito vecchio metodo di spartizione. Che prelude, dopo, a rendite di posizione da mantenere. Se il segretario riesce a tenere a freno l'ambizione deve spingere Letta a fare le cose ma stare fuori dall'Esecutivo.

Bene aver avviato le riforme. Che possono permettere di rinegoziare in Europa le nostre credenziali. Il metodo é giusto. Razionale e, si spera, fruttifero. Una parola, però, la vorremmo sulle banche. Visco e Saccomanni hanno ribadito che la ricapitalizzazione di Bankitalia deve servire, anche, a rinforzare il credito. Bene. Renzi vigili anche su quello. Di fianco alle riforme. Ma tenendosi le mani libere. L'Italia rischia la procedura d'infrazione per i ritardi nei pagamenti della PA. E le banche non hanno alcun interesse a fare credito. Questo é un punto su cui il Governo deve intervenire al più presto. Renzi gli dia una mano. Letta lo ascolterà. Conviene anche a lui.

Adriana Santacroce

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