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Politica

di Marco Volpati

All vigilia del 25 maggio tutto si semplifica, e si banalizza, nei termini di un derby tra Renzi e Grillo. Chi uscirà primo nelle urne per il Parlamento europeo - istituzione della quale si conferma che non interessa niente a nessuno, fatti salvi i candidati alla carica di deputato a Strasburgo - avrà la strada spianata anche a Roma; chi perderà lo scontro sarà in difficoltà già il giorno dopo lo scrutinio.

Il pericolo è serio soprattutto per Renzi, il PD e il governo (e per Napolitano che tifa per una stabilizzazione della politica italiana che allontani il fantasma di elezioni anticipate).

La soglia "psicologica" è il famoso 30 per cento. Se lo supera Matteo - come i sondaggi fino a pochi giorni fa indicavano prima che si scoprisse che il PIL scende anziché salire e lo spread si è rimesso a crescere - tutto può assestarsi. Se sopra l'asticella del 30 salisse Grillo sarebbero dolori. Difficile a quel punto resistere alle richieste di chiamare gli italiani al voto anche per il parlamento nazionale. Tanto più che Renzi deve temere le vendette di tanti rottamati o messi all'angolo presenti nel PD.

La prima conseguenza, già sicura, è che l'Italicum è comunque morto. Infatti, Berlusconi sarà anche rcocambolosco ed eccessivo nel paragonare l'uomo di Sant'Ilario a Hitler; ma molti rammentano che il futuro führer non appariva all'inizio tanto pericoloso, e andò al potere con le elezioni, per poi non mollarlo fino alla morte.

L'Italicum è un pastrocchio inventato per fare l'interesse del PD e di Berlusconi, ma prevede una soglia di voto troppo bassa per consentire a un singolo partito di prendersi tutto il potere parlamentare: 37 per cento. E se, in un crescendo di crisi e di rigetto per la politica, il balzo dal 30 al 37  lo facesse Grillo, uomo solo al comando? Si pensi che la Legge Truffa, demolita dalla campagna antiautoritaria delle sinistre nel 1953, prevedeva il 65% dei deputati a chi raccogliessi però il 50 per cento più uno dei voti popolari. Qui col 37 si arriva al 55%, più che sufficiente per governare e prendersi tutto il potere. Sarà il caso di pensare a una legge elettorale che non guardi soltanto la governabilità, ma anche e soprattutto le garanzie per le minoranze.

 

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