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Politica

Di Gianni Pardo

Molti parlamentari del Pdl si sono riuniti per una manifestazione silenziosa dinanzi e dentro il Palazzo di Giustizia di Milano. Inoltre si sono recati dal Presidente della Repubblica per chiedere un suo intervento. Gli interrogativi sono tre: Silvio Berlusconi è oggetto di una persecuzione giudiziaria? La reazione di Napolitano è stata corretta o scorretta? L'azione dei parlamentari del Pdl è stata legale o illegale? Alla prima domanda è facile rispondere. Berlusconi ha subito una quantità incredibile di procedimenti. Il risultato è di circa ventitré proscioglimenti e una condanna in primo grado. Anzi due, con quella di un paio di giorni fa, per un'accusa in base alla quale nessun altro mai è stato condannato: infatti il segreto istruttorio non era mai stato violato, prima. Ma anche ad ammettere che la partita stia non 23 a 1 ma 23 a 2, nessuno può dubitare che il 23 sia più forte del 2. Senza dire che quelle condanne potrebbero essere ribaltate in appello o in Cassazione. Come nessuno potrebbe dubitare dell'infondatezza delle ventitré accuse, dal momento che questa infondatezza è stata stabilita da altri magistrati. Se domani ci fosse una condanna definitiva, si potrebbe lo stesso pensare che ci sia persecuzione, se è vero che pur di arrivarci si è dovuto sparare a pallini per decenni, passando ai raggi x la vita pubblica e privata di un cittadino. Siamo veramente sicuri che usciremmo indenni, da una simile indagine? Siamo sicuri di esserci sempre accertati del versamento dell'Iva anche su un servizio che ci veniva regalato? Siamo sicuri di potere scagliare la prima pietra? Conosciamo la risposta. Berlusconi è un delinquente ed ha commesso tutti i reati di cui è stato accusato.

E poi, non ha beneficiato anche della prescrizione? È colpevole e basta. Contro una simile argomentazione non c'è risposta. Per i giornali di sinistra, la reazione di Napolitano è corretta quando sostiene la magistratura e scorretta per la parte in cui dà ragione al Pdl. E tuttavia non c'è da stupirsi, se il ragionamento del 23 a 2 convince il Presidente come convince ogni altra persona mentalmente serena. Ventitré assoluzioni definitive significano pure qualcosa. E comunque Napolitano non si preoccupa tanto della persecuzione di una persona quanto della serenità politica del Paese. Più interessante è tuttavia chiedersi se l'azione dei parlamentari del Pdl sia stata legale o illegale. I giornali di sinistra, coerentemente col fatto che Berlusconi è un delinquente sostenuto da altri delinquenti, parlano di atto inammissibile e inaudito. Inaudito anche se in passato si sono avute parecchie manifestazioni fuori e dentro il Palazzo di Giustizia. "Repubblica" intitola addirittura un articolo di Massimo Giannini, Vicedirettore: "Un premio ai sediziosi". Il codice penale stabilisce: "Chiunque (art.655) fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione con l'arresto fino a un anno. / Se chi fa parte della radunata è armato, la pena è dell'arresto non inferiore a sei mesi". Dal momento che non si punisce un assembramento qualunque, tutto ci riporta al concetto di sedizione.

Per il Sabatini-Coletti essa è una "sommossa violenta contro il potere costituito". Per lo Zingarelli, una "sommossa di popolo contro l'autorità costituita". Per il Devoto-Oli una "azione turbolenta per lo più organizzata, contro il potere costituito". Per il Petit Robert una "révolte concertée contre l'autorité publique". Nel nostro caso, si potrebbe discutere se una manifestazione contro i magistrati sia una manifestazione contro il potere. È vero che per certa sinistra l'ideale è una dittatura dei pm, ma nel nostro ordinamento la magistratura non costituisce uno dei tre poteri di Montesquieu: è soltanto un ordine (Cost., art.104). Poi, nella fattispecie, non c'è stata alcuna violenza, ché anzi, essendo la manifestazione silenziosa, non poteva essere nemmeno turbolenta (cosa che sarebbe bastata al Devoto-Oli). Dunque perché "Repubblica" parla di "Premio ai sediziosi"? Perché questo giornale, da sempre, soffia sul fuoco dell'odio. Giannini addirittura parla di "torsioni cesariste del Cavaliere", vulgo, tentativi di instaurare una dittatura; chiama i parlamentari del Pdl non squadristi ma addirittura "Arditi", forse col pugnale fra i denti. Mentre di ardite ci sono solo le minigonne della Santanché; parla di "atti sediziosi di questa destra"; di "Marcia su Milano"; di "un 'assedio' simbolico, ma fino ad un certo punto, di un gruppo di eletti che si ribellano a un potere dello Stato". Quest'ultima accusa perché la notizia che la magistratura non costituisca un potere dello Stato non è ancora giunta in Largo Fochetti. Come si diceva, questo è un modo di soffiare sul fuoco dell'odio. Ed anche se Giannini è mentalmente sfiatato, per il popolo dei lettori di "Repubblica" le sue parole sono vangelo. Ora non rimane che vederle tradotte in inglese, in francese e in tedesco.

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