Manca ancora una voce autorevolissima nel dibattito sul caos M5S dopo il ‘vaffa’ di Beppe Grillo a Giuseppe Conte, quella di Luigi Di Maio. Che cosa farà ora il ministro degli Esteri ed ex capo politico? Dal suo entourage fin dalle prime ore della mattina hanno fatto sapere che è impegnato a concludere la tre giorni che ha visto l’Italia protagonista di due importanti consessi internazionali: anti-Daesh e G20 Esteri e Sviluppo. Nessun commento politico, zero. Niente. Ma tutti sanno perfettamente che il titolare della Farnesina si era speso tantissimo, anche pubblicamente, nei giorni scorsi per cercare una mediazione tra il fondatore del Movimento e l’ex presidente del Consiglio.
Difficile capirà che cosa farà adesso, un vero e proprio dilemma. Da un lato il ministro degli Esteri ha un rapporto fortissimo con Grillo, una vera amicizia cresciuta negli anni. Di Maio è sempre stata la prima scelta dell’ex comico genovese, prima come vicepresidente della Camera, poi come vicepremier nel Conte I con la Lega e poi come responsabile della diplomazia italiana. E anche dopo le sue dimissioni da capo politico, con l’arrivo di Vito Crimi, Di Maio è sempre stato un punto di riferimento per molti parlamentari pentastellati. Però anche con Conte il legame è solido. E’ stato il suo vicepremier più fidato (l’altro era Salvini…) con i giallo-verdi e poi ha condiviso in pieno, dopo l’estate del Papeete, la scelta di stringere un’alleanza con il Pd per far nascere il Conte II.
Il tutto fino agli ultimi, disperati, tentativi di sopravvivere al blitz di Matteo Renzi dell’inverno scorso. Con l’arrivo poi di Mario Draghi a Palazzo Chigi e delle larghe intese, Di Maio ha conservato il ruolo prestigioso (non era scontato) di titolare degli Esteri in una fase delicatissima per l’Unione europea e le relazioni internazionali. L’impressione, tutta da verificare, è che difficilmente Di Maio lascerà il M5S per seguire Conte qualora decidesse davvero di lanciare un suo partito/movimento. A meno che Grillo non ascolti Alessandro Di Battista e lasci l’esecutivo. A quel punto Di Maio seguirebbe gli altri due ministri M5S pronti a scegliere l’ex premier: Federico D’Incà e Stefano Patuanelli. Comunque quello del ministro degli Esteri è un vero e proprio dilemma: e ora mi schiero con Conte o con Grillo?


