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Il no al proporzionale di Conte e Pd? Non lasciare la golden share a Renzi…

Affaritaliani.it spiega la svolta del premier e di Zingaretti

Il no al proporzionale di Conte e Pd? Non lasciare la golden share a Renzi…
conte zingaretti

Prima Giuseppe Conte a La Piazza, intervistato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino (clicca qui per leggere l’articolo), poi Nicola Zingaretti. Sia il presidente del Consiglio sia il segretario del Partito Democratico si sono apertamente schierati contro il proporzionale pure. Ma come, fino a poche settimane fa la svolta anti-maggioritaria e il ritorno alle coalizioni che si formano dopo il voto in Parlamento sembrava uno dei pochi punti sui quali l’attuale maggioranza avesse trovato un’intesa e ora, con l’uno-due Conte-Zingaretti, si boccia il proporzionale pure da Prima Repubblica per tornare quantomeno a un sistema misto?

A far cambiare idea al presidente del Consiglio e al leader dem – spiegano fonti qualificate – non è stato il referendum promosso da otto Regioni e dalla Lega per abolire la quota proporzionale nel Rosatellum, ma la scissione di Matteo Renzi dal Pd. Il proporzionale avrebbe avuto un senso qualora 5 Stelle e Pd, insieme alle forze minori come Verdi, Socialisti e quel che reste di Liberi e Uguali, si fossero presentati separati alle elezioni politiche per poi trovare un accordo di governo in Parlamento. La nascita di Italia Viva scompagina i piani. A Renzi, infatti, basterebbe un 4% (più o meno il valore degli ultimi sondaggi) per garantirsi la golden share sull’esecutivo anche dopo le prossime elezioni (quando ci saranno). Più o meno come capitava nella Prima Repubblica ai piccoli partiti come il Psdi, il Pli o il Pri.

Ecco perché Conte e Zingaretti hanno cambiato idea dichiarandosi contrari al proporzionale puro: l’obiettivo è quello di impedire al senatore di Rignano di essere determinante anche dopo il voto (come lo è oggi) pur fermandosi al 4%. Attenzione all’altra faccia della medaglia, però. Se M5S e Pd provassero a forzare la mano e ad approvare una legge elettorale che mantenesse una certa forma di premio di maggioranza (non i collegi uninominali leghisti) e quindi di coalizioni prima del voto, come in Umbria per esempio, Italia Viva potrebbe seriamente mettere a rischio la tenuta stessa del governo pur di evitare una riforma che priverebbe Renzi e renziani della golden share. Una vera partita a scacchi, insomma…